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Ripensare il rapporto fra scienza e democrazia

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martedì 7 giugno 2016, 14.30
aula Valerio Giacomini
CU022 - Edificio di Botanica - Piazzale Aldo Moro 5, Roma
mercoledì 8 giugno 2016, 09.30
aula Valerio Giacomini
CU022 - Edificio di Botanica - Piazzale Aldo Moro 5, Roma
Martedi 7 e mercoledi 8 giugno 2016 presso il Dipartimento di Biologia ambientale si tiene il convegno ripensare "Il rapporto tra democrazia e scienza. Verso la costruzione della cittadinanza scientifica". Il convegno propone una riflessione su come lo sviluppo della scienza richieda sempre di più un dialogo tra le comunità scientifiche e i non esperti; il tema non è definire i criteri di validità del sapere e del metodo scientifico, ma comprendere quali sono le pratiche con cui la scienza realizza la propria utilità sociale e quali sono le modalità con cui le società definiscono  le proprie scelte epistemologiche. Questa riconfigurazione del rapporto tra scienza e società è anche una frontiera dell'uguaglianza politica e la sua realizzazione  comporta un ampliamento dei diritti di cittadinanza. 

I lavori, articolati i tre sessioni, partono con un approfondimento sul tema "La costruzione della società democratica della conoscenza", introdotta dal responsabile scientifico del convegno Fabrizio Rufo, proseguono con la sessione "La scienza aperta e la cittadinanza scientifica" presieduta da Carmela Morabito dell'Università di Tor Vergata; a conclusione, dopo la Lecture "Popolazioni ed epidemiologi: negazione e ricostruzione democratica" di Annibale Biggeri dell'Università di Firenze, Pietro Greco (Città della Scienza - Napoli) , Vincenzo Nesi (Sapienza Università di Roma), Michele Mezza (Università di Napoli) sono i protagonisti di una tavola rotonda.

Coordinamento scientifico
Fabrizio Rufo
Dip. di Biologia ambientale
(+39) 06 49912403
[email protected]

 

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Convegni

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Il CREA rischia una grave perdita di autorevolezza scientifica

In una lettera aperta un gruppo di ricercatori, fra i quali il Nobel Giorgio Parisi, Elena Cattaneo e Paola Bonfante, esprime la preoccupazione per le nuove nomine di direttori del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria), l'ente nazionale di ricerca vigilato dal  Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. Le nomine sembrano infatti «trascurare l’attinenza fra la carriera scientifica dei prescelti come direttori e le aree di ricerca dei Centri». Alcuni profili dei nuovi direttori mostrano curricula da «giovane borsista» più che da ricercatore maturo».In conclusione: «Chiediamo quindi che le procedure di nomina dei Direttori dei Centri CREA siano rese pienamente trasparenti, verificabili e fondate su criteri scientifici chiari, comparabili e coerenti con la missione dei singoli Centri. Il Paese ha bisogno di un CREA forte, autorevole e rispettato a livello internazionale. Per esserlo, deve essere guidato da figure scientificamente riconosciute nei settori che sono chiamate a rappresentare».

Il CREA è il principale ente pubblico italiano di ricerca in agricoltura e scienze agroalimentari. Per questo, le recenti nomine da parte della dirigenza dei 12 Direttori dei suoi Centri di ricerca non possono essere considerate una vicenda interna all’Ente, ma riguardano la credibilità stessa della ricerca pubblica nazionale in un settore strategico per il Paese.