fbpx Intestino e cervello sempre più simili | Scienza in rete

Intestino e cervello sempre più simili

Tempo di lettura: 2 mins

L’epitelio intestinale ha un ruolo strategico per la salute umana, che deve giocare su due fronti: da una parte deve essere totalmente impenetrabile ai microrganismi che affollano il tubo digerente, sia residenti funzionali (il cosiddetto microbiota) sia provenienti dall’esterno con il cibo e, dall’altra, deve lasciare il “via libera” alle molecole di nutrienti che dal cibo devono arrivare al sangue circolante, dopo aver superato il “dazio” del passaggio epatico. Il fegato funge, infatti, da centrale di metabolizzazione, detossificazione e riconoscimento immunologico delle sostanze che si immettono nell’organismo.

Un lavoro appena pubblicato su Science firmato da un gruppo di ricercatori italiani dell’Istituto europeo di oncologia guidato dall’oncoematologa Maria Rescigno, dimostra l’esistenza di una struttura anatomica vascolare che rinforza la barriera epiteliale contro i batteri: si tratta della Gut Vascular Barrier (GVB).

Anche nella parete intestinale (e con gli stessi compiti che ha nella barriera emato-encefalica) è presente la glia, un insieme di cellule con funzione nutritiva e di protezione, che è connessa con i neuroni enterici, le cellule dell’epitelio e quelle dell’endotelio intestinale. Questa complessa barriera epitelio-vascolare permette la diffusione solo di molecole di una certa massa (4 kilodalton, kD), come prova il rilevamento nel circolo di traccianti fluorescenti di diversi pesi molecolari iniettati in topi; viene, così, impedito l’accesso del microbiota al fegato e controllato il trasferimento di proteine e nutrienti nel sangue.
Tuttavia, la GVB può essere infranta da batteri patogeni come la Salmonella typhimurium: nell’articolo pubblicato su Science, Ilaria Spadoni e colleghi propongono un’interpretazione dei meccanismi con i quali avviene l’elusione della barriera da parte di questi microrganismi e che sarebbero legati a down-regulation dell’espressione di proteine di giunzione delle cellule operata dai patogeni.

Un’altra condizione in cui i ricercatori hanno dimostrato una rottura della barriera vascolare intestinale è la celiachia con elevazione della transaminasi alanina-aminotransferasi (ALT): gli individui suscettibili subiscono una modificazione della GVB, forse di tipo autoimmune, che porta al danno epatico, anche se i reperti istologici duodenali sono negativi, in corso di dieta priva di glutine. Ciò prova che le barriere epiteliali ed endoteliali sono entità indipendenti.

Lo studio del ruolo della GVB potrà consentire un’ulteriore comprensione dell’asse intestino-fegato e aprire varchi di terapia genica nelle malattie autoimmuni e infiammatorie croniche intestinali: è, inoltre, evidente il significato della possibilità di serrare la barriera nella prevenzione la metastatizzazione nel fegato di un carcinoma intestinale.
La ricerca è stata finanziata dallo European Research Council e dall’Associazione Italiana per la Ricerca contro il Cancro, AIRC. 


Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

(Ri)guardare ER nel 2026

screenshot dalla sigla di ER Medici in prima linea

Rimesso a disposizione su Netflix, "ER – Medici in prima linea" resta un caposaldo dei medical drama. Rivederla a oltre trent’anni dal debutto non significa solo ritrovare casi clinici e personaggi, ma misurare quanto siano cambiati la medicina e il lavoro sanitario non meno delle rappresentazioni sociali della malattia. E forse anche accorgersi che, più delle pratiche e della realtà, a evolversi rapidamente sono stati i modi di raccontarle.

Nell'immagine di copertina: screenshot dalla sigla di ER - Medici in prima linea

Netflix ha messo a disposizione sulla sua piattaforma la serie ER – Medici in prima linea. Per chi l’aveva appassionatamente seguita ai tempi, odi et amo: da una parte ci toccano 15 anni di puntate da rivedere, dall’altra è l’occasione di immergersi in una serie nota, amata e che ha letteralmente fatto la storia di enorme successo dei medical drama. E, in questo modo, anche di farsi due conti su come è cambiata non solo la medicina sensu strictu, ma anche i suoi rapporti con la società e il modo di raccontarla.