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Il metodo scientifico spiegato con il progetto MISSION

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I giorni 7 e 8 Settembre presso il Liceo Filzi di Rovereto (TN) si svolgerà il primo workshop degli insegnanti coinvolti nella sperimentazione didattica del progetto MISSION (Macchine e Ingegno per Scoprire l’Invisibile) . Lo scopo del progetto è di elaborare strategie ed attività didattiche investigative per costruire una corretta percezione del processo scientifico. Il metodo a cui il progetto si ispira è quello delle macchine operatrici (Marchingegni o black boxes) che viene proposto in forma di attività didattiche anche pratiche, per i tre ordini di scuola.

MISSION è finanziato dal Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca ed è realizzato all’IIS Matteo Ricci (MC), Zadig srl e il FabLab del MUSE che ha ideato e realizzato dei prototipi originali di scatole impiegate nelle attività.

La fase di sperimentazione coinvolge 12 istituti scolastici, ognuno dei quali utilizza un kit didattico MISSION fornito dal progetto. Tutti i materiali e le attività verranno resi pubblici dopo il termine del progetto previsto per il Gennaio 2016.

Sito di progetto: http://www.scienzainrete.it/mission
Il progetto MISSION nell’archivio SCIENTIX

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vista del sito sperimentale del progetto BRIDGE|50 nei pressi del quartiere di Mirafiori a Torino

Il crollo del Ponte Morandi ha portato all'attenzione dei legislatori il problema della durabilità delle strutture in calcestruzzo armato. Una delle principali cause di degrado di questo materiale è la corrosione, che però finora non veniva considerata adeguatamente nella progettazione delle opere e nel pianificare la loro manutenzione. Esistono modelli computazionali che possono prevedere come il degrado dei materiali incide sulla tenuta strutturale dei ponti o dei viadotti ma finora non era stato possibile testarli a scala reale. Il progetto di ricerca BRIDGE|50 colma questa lacuna. Alcune delle travi di un viadotto che doveva essere demolito a Torino per fare posto a un collegamento ferroviario sono state smontate e portate in un sito sperimentale allestito allo scopo. I ricercatori ne hanno prima misurato il livello di degrado e poi le hanno sottoposte a prove di carico fino a rottura. Quello che hanno imparato potrebbe essere applicato ad altre strutture già esistenti e aiutare a pianificarne meglio la manutenzione.

Nell'immagine le operazioni di demolizione del viadotto di Corso Grosseto a Torino. Credit: Mattia Anghileri/BRIDGE|50.

Il 14 agosto 2018 la pila 9 del Viadotto del Polcevera a Genova, anche noto come Ponte Morandi, cedette portando con sé un tratto di 250 metri di ponte e la vita di 43 persone. Le pile sono gli elementi verticali che sostengono l’impalcato di un ponte, la striscia orizzontale dove transitano i veicoli. Le cause del crollo del Ponte Morandi, tuttora oggetto di accertamento, sono state ricercate anche nella corrosione dei cavi metallici degli stralli in calcestruzzo armato collegati alla sommità della pila 9.