fbpx "Insieme per la salute" | Scienza in rete

"Insieme per la salute"

Read time: 3 mins

E' nato dalla sinergia tra la realtà sanitaria pubblica e un gruppo di soggetti del terzo settore un piano di intervento di assistenza medica dei migranti che si è svolto nell'autunno 2014, il periodo in cui, con l'operazione Mare nostrum, la presenza di migranti, soprattutto richiedenti asilo da paesi in guerra ha avuto il suo picco in Italia. Promosso dall'Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti si è rivolto a una popolazione non identificata: il requisito per riuscire a chiedere asilo in un paese diverso dall'Italia è proprio quello di sfuggire ai controlli identificativi per potersi dichiarare altrove. Una anomalia determinata dalla Convenzione di Dublino.

Il modello che è stato ripreso per questo specifico intervento è quello dell'assistenza sanitaria ai rom, presente fin dal 2007 nella capitale. Un team composto da un medico, un infermiere e un mediatore che operano in un camper attrezzato ad ambulatorio per 36 ore a settimana. Giovani, senza copertura sanitaria, in prevalenza uomini, in maggioranza eritrei. Tremila ottocento in cinque mesi le persone assistite, suddivise in tre luoghi di accoglienza a Roma (i centri di Selam Palace, via Collatina 385, via delle Messi d'oro).

Il gruppo di intervento è nato con il preciso proposito di fare rete e proprio in questo aspetto ha trovato la chiave del successo: prevedeva infatti la presenza di Croce Rossa Italiana - Comitato Provinciale di Roma, INMP, Medici per i Diritti Umani, Caritas diocesana di Roma. A coordinare il gruppo, oltre all'Inmp anche il Dipartimento di Prevenzione della ASL RMB.
Le équipe erano composte da medici, infermieri, specialisti dermatologi, operatori sociali e mediatori culturali, personale della ASL RMB, del Comitato Provinciale della CRI, dell’INMP, Medici per i Diritti Umani e a Cittadini del mondo.

In prevalenza sono state compiute visite di medicina generale e dermatologiche, medicazioni e somministrazione di farmaci. Ogni insediamento ha avuto almeno un’équipe sei giorni su sette (esclusa la domenica), in tutti e tre gli insediamenti. I paesi di provenienza dei migranti sono stati Eritrea in larga prevalenza, Somalia e Sudan. Più del 70 percento è arrivato in Italia approdando in Sicilia.

Quali le diagnosi che hanno ricevuto? In prevalenza sono stati visitati per patologie dermatologiche (55%), soprattutto di tipo infettivo quali scabbia, foruncolosi e impetigine (36%). La seconda categoria di malattie è stata quella del sistema respiratorio: infezioni delle prime vie aeree, bronchiti e sindromi influenzali. Infine, patologie dell'apparato digerente: diarrea, dolori addominali, odontalgia e pirosi retrosternale.
Proprio per la prevalenza di patologie dermatologiche, l’INMP ha messo a disposizione un servizio di teleconsulto dermatologico: gli operatori delle équipe hanno potuto inviare immagini su una piattaforma dedicata e richiedere pareri su specifici quesiti diagnostici.

Chi aveva bisogno di andare in ospedale ha potuto usufruire del 118, e per quelli che necessitavano di essere isolati perché affetti da malattie infettive come la Tbc è stato attivato il servizio territoriale o la collaborazione dell'Irccs Spallanzani.

Autori: 
Sezioni: 
Sanità

prossimo articolo

La ricerca e l'innovazione dell'IA in mano a oligopoli privati: l’allarme e le soluzioni

Giorgio Parisi al convegno di Roma

L'intelligenza artificiale va regolamentata prima che si affermino forme di oligopolio, o persino di monopolio, capaci controllare l'accesso alle informazioni e la produzione di nuove conoscenze: per questo serve un grande centro di ricerca pubblico che oggi può essere realizzato solo in Europa. Lo afferma il premio Nobel per la fisica Giorgio Parisi in occasione del convegno ⁠ "Ricerca e democrazia nell'epoca delle Big Tech" ⁠ organizzato dal Gruppo 2003 per la ricerca scientifica il 14 maggio presso la sede del CNR a Roma, in collaborazione con Scienza in rete. Il dossier presentato dall'associazione sostiene con dati i rischi posti da un predominio economico schiacciante esercitato da poche aziende che valgono quanto il PIL degli USA, e che stanno condizionando profondamente anche l'ecosistema della ricerca scientifica, sempre meno aperto e controllato dalla comunità di riferimento.

Nell'immagine Giorgio Parisi, foto di Luca Carra.

Sei aziende (NVIDIA, Alphabet, Apple, Microsoft, Amazon e Meta) valgono oggi circa 22.000 miliardi di dollari, tre quarti del PIL degli Stati Uniti. Nel solo 2026 spenderanno in infrastrutture digitali tra 660 e 725 miliardi di dollari, circa tre volte e mezzo il bilancio federale americano per tutta la ricerca civile.