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Tbc: arriva il test del respiro

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Comunicato stampa


Si parlerà anche di tubercolosi durante l’evento “GEMIR Gestione Multidisciplinare delle Infezioni Respiratorie” che si terrà a Napoli il 7 e l’8 Novembre prossimi.  Un’opportunità da non perdere per pneumologi, infettivologi e a tutti gli operatori sanitari coinvolti nel trattamento delle infezioni respiratorie compreso i medici di medicina generale.

Intanto dagli  Stati Uniti arriva il primo breath test per la Tubercolosi. A metterlo a punto sono stati i ricercatori della University of New Mexico guidati da Graham Timmins.
Nell’ambito della sperimentazione a conigli di laboratorio veniva somministrato per via gassosa, l’isoniazide, un antibiotico comunemente usato per trattare la malattia. Il batterio della tubercolosi, se presente, emette una sorta di traccia gassosa. Il test non solo rileva la traccia e quindi conferma la presenza del batterio ma svela la presenza di eventuale resistenza all’antibiotico.

Infatti l’isoniazide viene attivato da un enzima della tubercolosi resistente al farmaco. Questo enzima rappresenta una sorta di impronta digitale della tubercolosi. I ricercatori hanno somministrato una forma marcata di isoniazide a conigli di laboratorio. In presenza di tubercolosi l’azoto marcato viene rilasciato dai polmoni degli animali e rilevato da uno spettrometro di massa.

“Le fondamenta di questo studio sono da ricercare nelle precedenti ricerche che avevano dimostrato delle possibilità diagnostiche nell’utilizzo di topi o cani lupo che, se adeguatamente addestrati e inseriti in programma particolari, sono in grado di riconoscere la presenza del batterio della tubercolosi dall’odore del respiro di alcuni pazienti. Odore legato alla presenza di acido micolico”, spiega Giorgio Besozzi, Presidente di Stop Tubercolosi Italia ed esponente per lunghi anni del Gruppo di Studio sulla Tubercolosi di AIPO (Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri).

“Con questo studio si è andati oltre. La ricerca ha dimostrato che è possibile fare diagnosi di tubercolosi analizzando sostanze presenti nel respiro dei pazienti e rilevabili attraverso metodiche quali la spettrometria di massa. Con questa test è rilevabile non solo il batterio ma l’eventuale segno di resistenza ai farmaci” continua Giorgio Besozzi.  “Trattandosi di esperimenti realizzati solo sul modello animale è chiaro che tale evidenze devono essere riscontrate anche nell’uomo per avere un impatto da un punto di vista clinico. Pertanto saranno necessari ulteriori approfondimenti per capire se le ricerche future debbano seguire questo orientamento” ha concluso Besozzi. 

Ufficio Stampa Aipo

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