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Europa, continente senza armi nucleari tattiche?

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Dopo anni di teorizzazione e messa in atto di guerre preventive da parte dell’Amministrazione Bush, il Presidente Obama ha avviato un processo di teorizzazione – e in parte, compatibilmente con i pesanti vincoli ereditati da Bush, di messa in atto – di una strategia di “pace preventiva”. L’assegnazione del premio Nobel per la Pace 2009 ad Obama suona appunto – secondo me – proprio come un riconoscimento di questo nuovo corso ed un invito al mondo intero a perseguirlo.

Naturalmente i problemi anche interni che il Presidente Obama deve risolvere sono molti e difficili. Conservatori e scettici nei confronti del reale impegno “pacifista” da parte della Russia, il complesso militare-industriale (è molto interessante ricordare che nella prima stesura del suo discorso del 1961, il Presidente Eisenhower faceva riferimento al complesso militare-industriale-congressuale, e non solo militare-industriale), frange oltranziste e falchi non desisteranno certamente dal porre ostacoli su questo cammino.

Lo scenario internazionale è comunque profondamente mutato e ancora una volta è lecito e doveroso domandarsi che ruolo può e vuole giocare l’Europa, se, dalle dichiarazioni di importanti politici con responsabilità di governo –pregevoli ed importanti – sulla necessità e l’urgenza di “svalutare” le armi nucleari, si vuole passare a confutare nei fatti l’idea che il possesso di armi nucleari sia uno strumento di “prestigio” e fonte di sicurezza, apertamente denunciando le armi nucleari come armi di genocidio. A metà degli anni ottanta la dottrina NATO considerava il possesso ed il dispiegamento di armi nucleari tattiche uno strumento di deterrenza e compensazione della presunta forte superiorità convenzionale del Patto di Varsavia e schierava quasi 6000 armi nucleari tattiche americane sul suolo europeo (bombe aeree, bombe di profondità, mine di demolizione, proiettili di artiglieria, missili aria-aria e terra-terra. Più di 400 di questi ordigni erano installati in Italia). Oggi, a quasi vent’anni dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica e del Patto di Varsavia, il numero di armi nucleari tattiche è drasticamente diminuito (circa 20 in Belgio, in Olanda e in Germania, una cinquantina in Italia ad Aviano e circa 90 in Turchia), ma la strategia della NATO sembra ancora considerare essenziale il ruolo delle armi nucleari per garantire la sicurezza dell’Alleanza. Non insisto, in questa breve nota, sulla perversa oggettiva minaccia al regime di non proliferazione orizzontale delle armi nucleari che tali posizioni costituiscono. Ricordo però che lo schieramento di armi nucleari “straniere” in Paesi non possessori di armi nucleari che aderiscono al Trattato di Non Proliferazione (TNP) può essere considerata una violazione del Trattato stesso e che il ritiro da parte degli Stati Uniti delle armi nucleari americane schierate in Europa (peraltro assolutamente inutili dal punto di vista strategico e militare) costituirebbe un contributo di straordinaria importanza per il successo della Conferenza di Rassegna del TNP che si terrà fra pochi mesi. Nel nuovo scenario internazionale, i cinque europei Paesi sopra citati potrebbero assumere decisioni importanti per arrivare rapidamente alla “denuclearizzazione” della NATO, prima di tutto chiedendo agli Stati Uniti di ritirare dai propri territori tutte le armi nucleari tattiche. Sarebbe un piccolo passo verso un mondo libero da armi nucleari ed un assai significativo contributo per il rafforzamento del regime di non proliferazione. Per quanti fossero interessati ad una analisi più approfondita e dettagliata, segnalo un bell’articolo di van der Zwaan e Sauer sul Bulletin of Atomic Scientists del 23 Novembre http://www.thebulletin.org/web-edition/op-eds/time-to-reconsider-us-nuclear-weapons-europe ed un documento che già nel 2008 il Consiglio Scientifico dell’Unione Scienziati Per Il Disarmo (USPID) aveva reso pubblico http://www.uspid.org/download/EliminatingNATONukes_Upd.pdf

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