fbpx Il mistero dei pozzi avvelenati | Scienza in rete

Il mistero dei pozzi avvelenati

Read time: 1 min

Non c'entrano merletti, né vecchie signore: a contaminare con l'arsenico centinaia di migliaia di pozzi d'acqua nel Bangladesh sono batteri che ossidano il carbonio proveniente dal liquame sedimentato sul fondo degli stagni. Per avere materiale di riempimento che consentisse loro di costruire abitazioni sul delta del Gange, gli abitanti di questa regione scavano infatti pozze dove finisce col ristagnare materiale organico. Rebecca Neumann e i suoi colleghi del Massachusetts Institute of Technology, dopo aver studiato per sette anni la composizione delle acque e dei terreni nei pressi di Dhaka, sono giunti alla conclusione che il fenomeno si verifica solo nel fondo degli stagni, da dove l'arsenico passa nelle falde acquifere e nei pozzi; al contrario, nelle risaie, il veleno resta in superficie e viene portato via dai monsoni. Ecco perché gli avvelenamenti, che si calcola abbiano colpito finora almeno due milioni di persone, si registrano solo da quando, con i pozzi, si attinge in profondità, mentre non accadevano quando gli abitanti del delta utilizzavano solo l'acqua di superficie.

Nature Geoscience
pubblicato online il 15 novembre 2009  doi:10.1038/ngeo685

 

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
geologia

prossimo articolo

Gli Stati Uniti si sfilano dalle agenzie di cooperazione e ricerca globale

Mercoledì 7 gennaio Trump ha annunciato con un memorandum il ritiro degli Stati Uniti da 66 organizzazioni internazionali, incluse le principali piattaforme di cooperazione scientifica sul clima, biodiversità, migrazione e salute globale. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che queste istituzioni sono «ridondanti, mal gestite, inutili, dispendiose, monopolizzate da interessi con agende contrarie alle nostre». I danni del ritiro statunitense sono enormi perché minano alla radice il multilateralismo e la cooperazione scientifica internazionale.

Mercoledì 7 gennaio 2026, mentre il Congresso discuteva gli stanziamenti 2026 per le agenzie scientifiche federali (vedi articolo di Patrizia Caraveo), la Casa Bianca ha firmato un memorandum presidenziale che segna forse il punto di non ri