fbpx Alzheimer: nuovo composto contro i deficit cognitivi | Scienza in rete

Alzheimer: nuovo composto contro i deficit cognitivi

Read time: 2 mins

I ricercatori della Yale School of Medicine hanno scoperto un nuovo composto in grado di invertire i deficit cognitivi causati dal morbo di Alzheimer.
Il protagonista della ricerca, appena pubblicata su PLoS Biology, è il composto TC-2153. Secondo gli scienziati statunitensi, TC-2153 è in grado di inibire gli effetti negativi della tirosina fosfatasi striata arricchita (STEP), proteina chiave per la regolazione dell'apprendimento e della memoria. “Diminuendo i livelli di STEP abbiamo invertito, nei topi, gli effetti del morbo di Alzheimer”, spiega il primo autore dello studio, Paul Lombroso, del Dipartimento di neurobiologia e psichiatria di Yale.

Ma che funzione ha STEP? E’ lo stesso Lombroso a chiarirlo in un precedente studio pubblicato su Pnas. La proteina rimuove recettori del glutammato sulla superficie dei neuroni, che sono cruciali per la formazione di ricordi a lungo termine. Riducendo i livelli di STEP, si riducono geneticamente gli effetti del morbo di Alzheimer. Per questo motivo, l’équipe di Lombroso, per 5 anni, ha provato a cercare il farmaco in grado di inibire la proteina.
Una volta identificato il composto TC-2153, è stato testato nelle cellule cerebrali di un modello murino di Alzheimer. Per saggiare il farmaco sono stati effettuati diversi esercizi cognitivi. Uno di questi è il labirinto acquatico di Morris che consiste nell’allenare i topi a localizzare una piattaforma nascosta sotto il pelo dell’acqua di una piscina (labirinto). L’animale impara a localizzare la piattaforma, sfiorandola accidentalmente durante il nuoto in prove successive.
Dopo pochi giorni di “corsi di formazione”, un topo sano sa esattamente dove la piattaforma è localizzata e nuoterà direttamente verso di essa. I topi con Alzheimer, tuttavia, non riescono a imparare, perché la loro proteina STEP ha distrutto i neurotrasmettitori responsabili della trasformazione dei ricordi a breve termine in memoria a lungo termine.

Ma quando ai topi viene data una dose di TC sono in grado di raggiungere la meta. Occorrerà più di un test per iniziare, però,  a produrre il farmaco. “Molti farmaci hanno avuto successo nei topi e fallito negli esseri umani” spiega Lombroso. Per questo il suo team sta attualmente cercando di replicare i risultati con altri animali come i primati.
“Se i risultati saranno positivi - hanno detto i ricercatori - saremo più vicini a un farmaco che migliora la cognizione negli esseri umani”.

Autori: 
Sezioni: 
Canali: 
Malattie neurodegenerative

prossimo articolo

Disforia a esordio rapido: contagio sociale o panico morale?

simbolo e colori persone trans

La disforia di genere a esordio rapido è un presunto fenomeno che alcuni ritengono sia alimentato da influenze sociali e mediatiche. Gruppi come GenerAzioneD, composti da genitori che rifiutano l’affermazione di genere dei propri figli, denunciano un’improvvisa insoddisfazione riguardo l’identità di genere nei giovani, spesso legata a dinamiche di gruppo o ai social media. Ma gli esperti sottolineano la complessità del percorso di riconoscimento del proprio genere, diversa per ogni persona.

Decine di ragazzi e ragazze che «hanno vissuto un’infanzia e un’adolescenza serene, senza sentimenti di incongruenza di genere», bambine «tutte fiocchi e lustrini», che «amavano le gonnelline, i vestitini, i capelli lunghi, giocavano con le bambole», bambini «intelligentissimi, creativi, vivaci, mai preso un trucco o una bambola in mano», improvvisamente hanno comunicato ai genitori di non riconoscersi nel genere assegnato alla nascita, dopo avere seguito online «giovani influencer trans con migliaia di follower», oppure dopo avere legato con «un gruppo di ragazze che si definivano tutte no