Oggi e domani si celebra la Giornata per la ricerca sul cancro: un'iniziativa patrocinata da AIRC per sensibilizzare l'opinione pubblica sui traguardi che si stanno raggiungendo nella lotta contro questa malattia, distruggendo, appunto tramite la ricerca, le due lettere IN davanti all'aggettivo "curabile" come efficacemente suggerisce la campagna. Secondo gli esperti di AIRC è il momento in cui tante scoperte di base ottenute negli anni scorsi possono fare il grande salto dal laboratorio al letto dell'ammalato. E perché questo passaggio sia il più rapido ed efficace possibile è fondamentale la formazione di una nuova figura professionale: il clinico/ricercatore, in grado di tradurre in realtà concrete le conoscenze acquisite e, al tempo stesso, di riportare in laboratorio i bisogni del malato.
Capire per guarire
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Si fa quasi fatica a parlarne ancora, perché troppo è stato il clamore mediatico, a tratti scomposto. Così non si è ottenuta la sola cosa davvero importante: individuare quello che non ha funzionato e correggerlo. Si è rotto, invece, il rapporto di fiducia tra i sanitari e le persone, mettendo in crisi una struttura di riferimento per la Campania. Non è così che si rende giustizia a Domenico.
La morte di un paziente è sempre una sconfitta. Quando avviene per un errore, segna profondamente la coscienza del medico, dell’équipe e dell’intero sistema sanitario. Quando il paziente è un bambino, la sconfitta diventa ancora più dolorosa.
La medicina ha il dovere di analizzare ciò che accade, riconoscere eventuali errori e fare in modo che non si ripetano, e lo fa ogni volta che si verifica un qualsiasi evento avverso. La giustizia ha il compito di accertare i fatti, individuare le responsabilità e punire se necessario.