fbpx Cellule staminali per trattare la cecità? | Scienza in rete

Cellule staminali per trattare la cecità?

Read time: 2 mins

Un grave disturbo alla vista potrebbe essere curato grazie alla ricerca sulle cellule staminali. Il gruppo guidato da Mark Humayun dell’Università del Sud della California ha messo a punto una nuova tecnica chirurgica che sostituisce le cellule dell’occhio danneggiate con cellule staminali trattate.

Utilizzare le cellule staminali per curare una comune forma di cecità. È la sfida di un gruppo di scienziati della California, presentata durante FENS. Il metodo prevede la combinazione di una nuova tecnica chirurgica e dell’utilizzo di cellule staminali trasformate in specifiche cellule della retina: una possibile speranza per milioni di persone che soffrono di degenerazione molecolare legata all’età (AMD, da “age-related macular degeneration”).
Mark Humayun dell’University of Southern California, ha guidato un progetto chiamato California Project to Cure Blindness, che punta a trattare questa particolare forma di cecità. L’obiettivo è sostituire le cellule danneggiate dei pigmenti epiteliali della retina (RPE). “Pensiamo che sostituire le cellule RPE morte o danneggiate potrebbe essere un modo per rallentare il corso della malattia e persino migliorare la visione” dice Humayun.

AMD è un disturbo che può portare a gravi danni alla vista: perdita della visione a colori e persino completa cecità. Colpisce per lo più persone oltre i 55 anni di età.
Il trattamento proposto da Humayun e colleghi punta a sostituire le cellule RPE disfunzionali con nuove cellule RPE ‘create’ dalle cellule staminali. “Considerata la difficoltà della procedura chirurgica e la bassa disponibilità di cellule RPE sane, ci basiamo sulle cellule embrionali umane” spiega il ricercatore. Le cellule staminali hanno infatti l’enorme vantaggio di poter diventare qualunque tipo di cellula. Vengono così coltivate in laboratorio prima di essere impiantate, in modo da trasformarsi in una fonte pura di cellule RPE funzionanti.
Dopo un anno di studi su questi metodi per ripristinare la visione, Humayun ha potuto compiere quattro passi fondamentali. Primo: ha isolato una specifica linea di cellule staminali che contiene le caratteristiche delle normali cellule RPE adulte. Secondo: ha individuato un sostrato biologico in grado di agire come piattaforma per supportare l’impianto delle nuove cellule RPE. Terzo: ha iniziato a dimostrare l’efficacia del trattamento, diminuendo la perdita di visione in alcuni roditori con AMD. Quarto: ha messo a punto una tecnica chirurgica in grado di impiantare le cellule staminali negli occhi degli animali e, in ultima fase, degli uomini.
“In parallelo a questi studi di laboratorio, stiamo lavorando su trial clinici per trattare pazienti con AMD. I risultati di più di sei mesi di studi sugli animali hanno già mostrato la sicurezza della tecnica chirurgica, così come la sua capacità di migliorare la visione. Crediamo di poter arrivare presto a un trattamento sull’uomo, per i pazienti con forme di AMD attualmente incurabili”.

Canali: 
FENS2014

prossimo articolo

Dimmi quello che mangi: nuovo grande studio sulle abitudini alimentari

Una tavolata di piatti contenenti insalata e il logo YouGoody - la ricerca bella e buona in sovraimpressione

I ricercatori e le ricercatrici dell’Istituto dei Tumori di Milano chiedono la nostra collaborazione per un grande studio di coorte che vuole approfondire la relazione tra gli alimenti che consumiamo e più in generale le nostre abitudini di vita e il rischio di sviluppare una malattia. Lo studio vuole completare e aggiornare i già importanti risultati ottenuti attraverso il precedente studio Epic, che è stato alla base delle prime linee guida per un’alimentazione sana. Per partecipare basta andare sul sito di YouGoody – La ricerca bella e buona. Crediti immagine: elaborazione da Sigueme/Pixabay

Negli ultimi decenni, la ricerca scientifica ha fatto molti progressi nel chiarire i legami tra alimentazione, stile di vita e rischio di sviluppare tumori. Alcuni fattori di rischio sono ormai ben documentati: l’obesità, l’inattività fisica, l’eccesso di alcol e il fumo aumentano la probabilità di sviluppare diverse forme di cancro. Anche la dieta ha un ruolo chiave: un’alimentazione ricca di frutta, verdura, legumi e cereali integrali è associata a una riduzione del rischio, mentre un consumo elevato di carni rosse e lavorate è stato collegato, ad esempio, al tumore del colon-retto.