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Il profumo della malaria

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La parola “malaria” significa “aria cattiva”, ma un nuovo studio suggerisce che la chiave nel meccanismo di sviluppo della malattia potrebbe risiedere invece nel “buon odore”.
Un team di ricercatori dell’EHT di Zurigo e della Pennsylvania State University ha infatti scoperto che quando dei topi vengono infettati con l’agente patogeno della malattia (Plasmodium) cambiano odore diventando più “attraenti” per le zanzare. Secondo i ricercatori, il parassita si serve di questo meccanismo per completare la propria riproduzione.
Ma per capire meglio la strategia “subdola” del plasmodio facciamo un piccolo ripasso. Quando la zanzara infetta punge l’uomo gli inocula il Plasmodio che è sotto forma di sporozoita.
Gli sporozoiti raggiungono il sangue e, in meno di un’ora, scompaiono dal sangue, rinchiudendosi attaccano gli epatociti. Nell’epatocita si realizza la fase sporogonica della riproduzione asessuata del Plasmodio. Negli epatociti, infatti, gli sporozoiti si trasformano in schizonti; da ciascuno schizonte si liberano migliaia di merozoiti, che fuoriescono dal fegato per infettare i globuli rossi del sangue; una parte dei merozoiti ritorna nel fegato.
A questo punto si ha l’emolisi e l’attacco febbrile. I merozoiti infettano altri globuli rossi e il ciclo emolitico e febbrile si ripete in 3 o 4 giorni. Alcuni merozoiti danno origine a forme sessuate dette microgameti e macrogameti. A questo punto del ciclo interviene la zanzara, che succhia il sangue infetto.
Dopo una serie di ulteriori trasformazioni, si forma lo zigote, che si trasforma in oocisti e si incista nella parete dell’intestino della zanzara. Dall’oocisti si formano migliaia di sporozoiti, che si liberano e raggiungono le ghiandole salivari della zanzara, pronti ad essere inoculati nell’uomo e ricominciare un nuovo ciclo. Il Plasmodio ha quindi bisogno nell’ultima tappa del ciclo riproduttivo di un’altra zanzara.

Nel loro studio pubblicato su Pnas, gli scienziati hanno scoperto che il patogeno attira le zanzare manipolando l’odore dell’ospite. Non innesca però l’espressione di nuovi composti ma altera i livelli di quelli già esistenti che sono però una calamita per la zanzara. Una mossa alquanto astuta, “sembra che ci sia un aumento dei composti che attraggono le zanzare”, spiega Mark Mescher dell’EHT.
Altro aspetto interessante sta nel fatto che il cambio dell’odore nell’ospite avviene solo in precisi stadi della malattia.
Di solito nella fase asintomatica che coincide proprio con il punto cruciale del ciclo riproduttivo del Plasmodio. Il profilo olfattivo diventa particolarmente irresistibile per le zanzare 10-20 giorni dopo l'infezione, quando le cellule riproduttive del plasmodio (i gametociti) sono presenti alla massima concentrazione nel sangue del topo. 
“C'è ancora una lunga strada da percorrere. Nei topi abbiamo un ambiente molto controllato. Nell'uomo ci sono così tanti diversi fattori in gioco”, spiegano i ricercatori.
L’équipe guidata da Mescher valuterà questa ipotesi attraverso una ricerca supplementare in Africa coinvolgendo l’uomo. Oltre capire meglio la malattia, i ricercatori sperano che i risultati prodotti possano essere utilizzati anche per sviluppare nuove procedure diagnostiche non invasive in grado di agevolare efficacemente lo screening delle popolazioni per le infezioni di malaria, in particolare, per identificare gli individui che non presentono ancora i sintomi della malattia. 

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