fbpx Le acque milanesi sono sicure? | Page 17 | Scienza in rete

Le acque milanesi sono sicure?

Read time: 2 mins

Le acque del territorio milanese sono sicure? Una risposta a questa domanda cercherà di fornirla il convegno “Qualità delle acque e contaminanti emergenti: i risultati di un Progetto Cariplo e il confronto con i dati in Europa e USA”, in programma il 6 giugno dalle 9 alle 17 presso l’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri”, in Via Giuseppe La Masa 19, a Milano. Tra il 2010 e il 2014, infatti, Fondazione Cariplo ha sostenuto un progetto per analizzare la presenza di vari contaminanti(farmaci, sostanze ormonali naturali e sintetiche, sostanze stupefacenti, disinfettanti, prodotti per la cura del corpo, etc..) nelle acque fognarie milanesi e nei fiumi Lambro, Lambro Meridionale, Seveso, Olona, prima e dopo il passaggio attraverso il territorio milanese. Contaminanti come questi, che rischiano di inquinare le acque superficiali e profonde delle zone maggiormente abitate, non sono a tutt’oggi regolamentati o normati.

Nel corso del convegno, i risultati emersi nel territorio milanese verranno confrontati con quelli ottenuti negli Stati Uniti e in Europa - discussi da ospiti stranieri - e con quelli ottenuti in Italia in anni precedenti. Seguiranno interventi scientifici sulla contaminazione e sulla depurazione delle acque da parte di Politecnico, IRSA, ISPRA e ISS. La situazione delleacque milanesi, i possibili interventi migliorativi, la legislazione in vigore e le nuove proposte verranno poi commentati da ospiti delle istituzioni cittadine, provinciali e pegionali, con interventi da parte di Metropolitana Milanese, CAP Holding, Regione Lombardia, e Depuratore di Milano Nosedo.

Partecipazione gratuita.

Per registrarsi, inviare la scheda di registrazione a [email protected]

Fonfazione Cariplo

Autori: 
Sezioni: 
Eventi

prossimo articolo

Carcere: come la crisi climatica aggrava la pena delle persone detenute

sbarre con sfumature arancione e azzurra

Per chi vive in carcere, la crisi climatica non è solo una condizione ambientale ma una pena aggiuntiva. Celle gelide d’inverno e soffocanti d’estate espongono le persone detenute a rischi fisici e psichici che la crisi climatica sta aggravando. In Italia, tra edifici obsoleti, sovraffollamento e assenza di monitoraggi sistematici, il microclima penitenziario resta un’emergenza invisibile, ai margini delle politiche di adattamento e del dibattito pubblico sui diritti e sulla salute.

Per vent’anni Michael Saavedra ha vissuto in isolamento, trasferito da un carcere all’altro. La sua storia è stata raccontata qualche anno fa su Al Jazeera dal giornalista Brian Osgood. Nel carcere statale di Pelican Bay il freddo era così penetrante che Saavedra partecipò a uno sciopero della fame per ottenere giacche e berretti. Anni dopo, nella prigione di Corcoran, il problema era l’opposto: il caldo diventò così estremo da fargli perdere conoscenza.