fbpx Gli inquinanti del disgelo | Page 16 | Scienza in rete

Gli inquinanti del disgelo

Read time: 1 min
E' senza dubbio prevedibile che nei depositi sedimentari di un lago si possano trovare massicce presenze di agenti inquinanti in corrispondenza degli strati depositatisi quando la regolamentazione di tali sostanze era pressoché inesistente. Meno prevedibile, invece, quanto hanno scoperto Christian Bogdal (ETH di Zurigo - Istituto di Chimica e Bioingegneria) e i suoi collaboratori analizzando i carotaggi raccolti nel lago Oberaar, un bacino svizzero alimentato dai ghiacciai alpini.
L'analisi ha mostrato che la presenza di pesticidi e di altri agenti inquinanti aumenta progressivamente a partire dagli anni '50, raggiunge un picco a cavallo degli anni '60-'70 e torna ai minimi livelli in corrispondenza degli anni '80 e '90, andamento in linea con la graduale regolamentazione del loro impiego.
I dati di Bogdal, però, indicano anche una nuova repentina crescita del livello di agenti inquinanti a partire dalla fine degli anni '90 (la situazione attuale è paragonabile a quella degli anni '60-'70) la cui causa sarebbe il rilevante rilascio di agenti inquinanti associato allo scioglimento dei ghiacciai alpini.
Per Bogdal e collaboratori, dunque, il riscaldamento globale e il conseguente massiccio scioglimento dei ghiacciai - con l'inevitabile rilascio degli agenti inquinanti intrappolati nei ghiacci - potrebbero avere conseguenze davvero drammatiche per l'ambiente.

Fonte: Environmental Science & Technology

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Ambiente

prossimo articolo

Vedere le faglie in 3D grazie al machine learning

prefettura dell aquila dopo il terremoto del 2019

Un sistema di algoritmi di machine learning permette di ricostruire la geometria tridimensionale delle faglie sismiche a partire solo dalla posizione degli ipocentri, rivelando la loro struttura gerarchica e segmentata. L’approccio, sviluppato da un gruppo di ricercatori dell’Università di Napoli Federico II e testato su diverse sequenze sismiche, potrebbe migliorare i modelli di previsione probabilistica operativa dei terremoti. Nell'immagine il palazzo della prefettura a L'Aquila dopo il terremoto del 6 aprile 2009. Credit: TheWiz83/Wikipedia (CC BY-SA 3.0). 

Siamo abituati a immaginare le faglie come piani, a separazione di blocchi di roccia che muovendosi l’uno rispetto all’altro generano i terremoti. In realtà, le faglie hanno geometrie molto più complicate. Più che come piani, dovremmo immaginarle come sottili parallelepipedi, strati di roccia con un certo spessore, all’interno dei quali si trovano altre faglie più piccole, e così via in un meccanismo di segmentazione gerarchico.