E' senza dubbio
prevedibile che nei depositi sedimentari di un lago si possano
trovare massicce presenze di agenti inquinanti in corrispondenza
degli strati depositatisi quando la regolamentazione di tali sostanze
era pressoché inesistente. Meno prevedibile, invece, quanto hanno
scoperto Christian Bogdal (ETH di Zurigo - Istituto di Chimica e
Bioingegneria) e i suoi collaboratori analizzando i carotaggi
raccolti nel lago Oberaar, un bacino svizzero alimentato dai
ghiacciai alpini.
L'analisi ha mostrato che
la presenza di pesticidi e di altri agenti inquinanti aumenta
progressivamente a partire dagli anni '50, raggiunge un picco a
cavallo degli anni '60-'70 e torna ai minimi livelli in
corrispondenza degli anni '80 e '90, andamento in linea con la
graduale regolamentazione del loro impiego.
I dati di Bogdal, però,
indicano anche una nuova repentina crescita del livello di agenti
inquinanti a partire dalla fine degli anni '90 (la situazione attuale
è paragonabile a quella degli anni '60-'70) la cui causa sarebbe il
rilevante rilascio di agenti inquinanti associato allo scioglimento
dei ghiacciai alpini.
Per Bogdal e
collaboratori, dunque, il riscaldamento globale e il conseguente
massiccio scioglimento dei ghiacciai - con l'inevitabile rilascio
degli agenti inquinanti intrappolati nei ghiacci - potrebbero avere
conseguenze davvero drammatiche per l'ambiente.
Gli inquinanti del disgelo
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Estinzioni lente come l'oblio: il tempo che non vediamo

Le estinzioni non sono mai state ciò che immaginiamo: non catastrofi improvvise confinate nel passato, né processi lenti e gestibili nel presente. La storia della megafauna del Pleistocene e la crisi della biodiversità contemporanea rivelano una stessa trama, deformata dalla nostra percezione del tempo. Tra eventi compressi e urgenze diluite, perdiamo la capacità di riconoscere la reale velocità del cambiamento e le sue conseguenze ecologiche. Dalla megafauna del Pleistocene alle estinzioni moderne, Alice Mosconi riporta la cronaca di una doppia distorsione temporale, mentre il mondo svanisce davvero.
Siamo soliti raccontare le estinzioni del passato, dai dinosauri a quelle della megafauna del Pleistocene, come eventi rapidi e traumatici. Quando ci riferiamo alle estinzioni in corso oggi, invece, tendiamo a vederle come processi lenti, gestibili e, quindi, ancora reversibili.
In entrambi i casi, la nostra percezione è distorta e la scala temporale non è quella corretta. Questo errore non è neutro, ma ha delle conseguenze.