fbpx Ecco il genoma della mosca tze-tze | Page 14 | Scienza in rete

Ecco il genoma della mosca tze-tze

Read time: 3 mins

Dopo 10 anni di sforzi, ricercatori di un consorzio internazionale hanno finalmente decodificato i geni della Glossina morsitans, conosciuta più comunemente come mosca tze-tze veicolo dell’agente patogeno della malattia del sonno (Trypanosoma gambiense), scientificamente definita come tripanosomiasi africana umana (TAU).
La TAU è una patologia infettiva grave, dai contorni epidemici ed endemici in alcuni paesi del sud del mondo, come alcuni stati dell’Africa equatoriale, dove, secondo le stime ufficiali, si registrano circa 20 mila nuovi casi ogni anno.
La malattia ha due stadi. Nel primo, che può durare fino ad alcuni mesi, il parassita si diffonde nei linfonodi del collo e si ha febbre intermittente, ingrossamento delle ghiandole del collo, del fegato e della milza. Se non è curata, la malattia entra nel secondo stadio, che può durare anche diversi mesi. A questo punto il parassita si diffonde nel cervello, dove inizia a distruggere grandi quantità di cellule. Ora, però, grazie al sequenziamento di 366 milioni di basi sarà possibile conoscere le abitudini alimentari e le strategie riproduttive della mosca tze-tze.
“Finora le misure di controllo per ostacolare la riproduzione o la diffusione dell’insetto non hanno risolto il problema e si stima che 70 milioni di persone sono a rischio di infezione. La codifica del genoma aiuterà i ricercatori a perfezionare nuovi modi per controllare la diffusione dell’insetto", ha spiegato Geoffrey Attardo della Yale School of Public Health in New Haven.

I risultati sono stati presentati in una serie di articoli pubblicati su Science, PLoS Neglected Tropical Diseases, PLoS ONE e PLoS Genetics.
A differenza di insetti molto simili come zanzare e flebotomi, che si nutrono anche di nettare, la mosca tze-tze si nutre esclusivamente di sangue. Secondo gli scienziati  questo è dovuto alla presenza di geni che portano alla tolleranza del sangue e all’assenza di altri per il degrado dei carboidrati. Le ricerche dell’International Glossina Genome Initiative hanno portato anche alla luce il perché la mosca tse-tse abbia una maggiore affinità per i colori scuri come il blu e il nero. Anche in questo caso ci sono dei geni associati alla capacità degli occhi di assorbire determinate lunghezze d'onda della luce, tra cui uno per il blu. Ma forse il risultato più importante che porterà, in futuro, alla messa appunto di nuove strategie contro l’insetto è l’identificazione dei geni che codificano per le proteine della lattazione.
La G. morsitans non depone le uova ma nutre una sola larva nel suo utero con una sostanza simile al latte. Alcune delle proteine ​​coinvolte nella lattazione era già state identificate, ma gli autori hanno trovato una famiglia sconosciuta di proteine ​​che si sospetta siano coinvolti nel tenere insieme il grasso e le parti liquide del latte . Capire come funzionano questi geni potrebbe aiutare gli scienziati a ostacolare la produzione di latte, bloccando così la crescita delle larve.

“Più capiamo, meglio possiamo identificare i punti deboli della mosca tze-tze, e li possiamo usare per controllare la diffusione di questo insetto nelle regioni africane in cui la malattia è endemica”, ha spiegato Matthew Berriman del Sanger Institute. 

Autori: 
Sezioni: 
Canali: 
Salute

prossimo articolo

Giove rimpicciolisce (di poco): la nuova misura dalla missione Juno

giove

Nuove analisi combinate dei dati della sonda Juno e del telescopio spaziale Hubble aggiornano con precisione senza precedenti la forma di Giove, che risulta leggermente più compatto rispetto alle stime storiche derivate da Pioneer e Voyager, con raggi polare ed equatoriale inferiori rispettivamente di circa 12 e 4 km. Questi risultati, da poco pubblicati su Nature Astronomy, introducono vincoli più stringenti sui modelli della struttura interna dei giganti gassosi e migliora la calibrazione delle relazioni massa–raggio usate per interpretare gli esopianeti.

Nell'immagine di copertina: il pianeta Giove. Crediti: Kevin M. Gill (CC-BY) based on images provided courtesy of NASA/JPL-Caltech/SwRI/MSSS

Dopo oltre quarant’anni, nuovi dati della missione Juno della NASA e del telescopio spaziale Hubble hanno permesso di ricalcolare con precisione senza precedenti la forma di Giove, rivelando che il pianeta è leggermente più compatto rispetto a quanto indicato dalle stime storiche. Il risultato, pubblicato su Nature Astronomy, introduce un nuovo vincolo quantitativo sui modelli interni di Giove e, più in generale, sulla fisica dei pianeti giganti.