fbpx Una frattura nella Valle dei Re | Page 14 | Scienza in rete

Una frattura nella Valle dei Re

Read time: 1 min

Le tombe egizie della Valle dei Re sono minacciate dalla posizione stessa scelta dagli antichi per costruirle, una lunga frattura nella roccia che forse, con gli scarsi mezzi a disposizione all'epoca, facilitò i lavori. Ma che oggi minaccia la sopravvivenza di uno dei più grandi patrimoni dell'umanità, come mostrano le crepe sui soffitti. L'ha documentato Katarin A. Parizek, che insegna fotografia digitale al Dipartimento di arti integrate della Penn State University di Philadelphia, dopo aver esaminato 33 delle 63 tombe conosciute in quel sito e di queste averne fotografate e mappate, internamente ed esternamente, nove. «Ben 30 delle 33 tombe che abbiamo valutato si trovano esattamente sulla linea di frattura, due sono disposte diagonalmente e una sola è al di fuori» ha spiegato pochi giorni fa la ricercatrice all'Annual meeting of the Geological Society of America a Portland, nell'Oregon. «Troppe perché si tratti solo di una coincidenza».

EurekAlert public release 18 ottobre 2009

 

Autori: 
Sezioni: 
Archeologia

prossimo articolo

Carcere: come la crisi climatica aggrava la pena delle persone detenute

sbarre con sfumature arancione e azzurra

Per chi vive in carcere, la crisi climatica non è solo una condizione ambientale ma una pena aggiuntiva. Celle gelide d’inverno e soffocanti d’estate espongono le persone detenute a rischi fisici e psichici che la crisi climatica sta aggravando. In Italia, tra edifici obsoleti, sovraffollamento e assenza di monitoraggi sistematici, il microclima penitenziario resta un’emergenza invisibile, ai margini delle politiche di adattamento e del dibattito pubblico sui diritti e sulla salute.

Per vent’anni Michael Saavedra ha vissuto in isolamento, trasferito da un carcere all’altro. La sua storia è stata raccontata qualche anno fa su Al Jazeera dal giornalista Brian Osgood. Nel carcere statale di Pelican Bay il freddo era così penetrante che Saavedra partecipò a uno sciopero della fame per ottenere giacche e berretti. Anni dopo, nella prigione di Corcoran, il problema era l’opposto: il caldo diventò così estremo da fargli perdere conoscenza.