Tutte le cellule del nostro corpo hanno lo
stesso genoma, e se alcune di queste cellule si differenziano in neuroni, altri
come epatociti e altri ancora in linfociti è soltanto perché vengono attivati o
silenziati un diverso insieme di geni.
Un consorzio di 250 scienziati provenienti da 20 paesi ha appena presentato 18
lavori, due dei quali pubblicati su Nature,
che descrivono in modo dettagliato il funzionamento dei geni delle principali
cellule del corpo e dei tessuti umani.
La mappa realizzata è il risultato di sforzi concertati nell'ambito del progetto FANTOM
5 (Functional Annotation of the
Mammalian Genome ). "Ora, per la prima volta, siamo in grado di
individuare le regioni del genoma che si attivano durante una malattia o in
condizioni normali" ha spiegato Winston
Hide, della Harvard School of Public Health.
Il progetto, guidato dall’istituto giapponese Riken Yokohama Institute, ha scoperto come il 95% dei nostri geni
umani vengono accesi e spenti.
I risultati sono arrivati grazie all’utilizzo di una nuova tecnologia chiamata Cap
Analysis of Gene Expression (CAGE).
Finora era possibile mappare solo
gli enhancer in una manciata di tipi di
cellule. Grazie al CAGE invece, i ricercatori sono riusciti a individuare 180.000
promotori e 44.000 enhancer e, in molti casi, hanno
compreso che sono collegati a specifici tipi cellulari.
Gli scienziati hanno
scoperto inoltre, che molte delle mutazioni collegate a malattie si trovano proprio all’interno della sequenza enhancer. "Questo nuovo atlante ci
indica le posizioni esatte per cercare le varianti genetiche e per prestringere i geni coinvolti in malattie specifiche", ha sottolineato
Hide.
Ecco il primo atlante dei geni
prossimo articolo
Houston, abbiamo un problema: se la risposta fosse un gemello digitale?

La celebre frase «Houston, abbiamo un problema», resa iconica dal film "Apollo 13" con Tom Hanks nel ruolo del comandante Jim Lovell, rimanda alla missione NASA del 1970 che, in seguito a un’esplosione, fallì l’allunaggio, ma riuscì comunque a riportare a casa l’equipaggio grazie a simulazioni delle manovre di emergenza realizzate con l'ausilio di una copia della navicella. Nati per gestire sistemi lontani e complessi, i gemelli digitali affrontano oggi la sfida più ambiziosa: comprendere e governare il sistema Terra. Modellano edifici e reti energetiche delle smart city per ottimizzare consumi ed emissioni, ma replicano anche ecosistemi remoti e fragili, come le Svalbard, per interpretare le dinamiche della crisi climatica.
I gemelli digitali (in inglese digital twins) stanno uscendo dall’ambito industriale per diventare strumenti chiave nelle politiche ambientali e climatiche. E trovano uno spazio sempre più ampio nelle costruzioni, dalle smart cities all’edilizia.