fbpx Anomalie congenite: il 'caso’ Brindisi | Scienza in rete

Anomalie congenite: il 'caso’ Brindisi

Primary tabs

Read time: 2 mins

Brindisi, città a elevato rischio di inquinamento atmosferico per la presenza di industrie chimiche, petrolchimiche e termoelettriche, è da tempo oggetto di studio da parte della comunità scientifica per comprendere le ragioni dell’alto numero di anomalie congenite nei neonati, superiore sia alla media europea, sia a quella dei comuni limitrofi - n.d.r. una delle fonti più critiche di inquinamento, impatto ambientale e conseguenti ricadute sanitarie ed ecologiche della città, che contribuisce in maniera rilevante alla mappa delle 'Aree ad alto rischio e siti di interesse Nazionale per le Bonifiche', è la discussa centrale termoelettrica di Cerano, legata a vecchi sistemi di produzione energetica a carbone.
Uno studio appena pubblicato sulla rivista Environmental Research, curata da ricercatori del Cnr dell’Istituto di fisiologia clinica (Ifc) e dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima (Isac) pone l’attenzione sulla correlazione tra disturbi ed esposizione materna ad alcuni inquinanti, quali anidride solforosa e polveri totali sospese.

“La nostra ricerca segue e conferma risultati contenuti in studi simili, che hanno già messo in evidenza l’associazione tra inquinanti atmosferici e anomalie congenite neonatali, in particolare a carico del cuore”, spiega Emilio Gianicolo, dell’Ifc-Cnr di Lecce. “L’indagine si è avvalsa della collaborazione del reparto di neonatologia dell’Ospedale 'Perrino’ di Brindisi. A ogni neonato con un'anomalia congenita dimesso dalla struttura ospedaliera entro i 28 giorni di vita, sono stati associati quattro bambini sani, estratti casualmente. Si è tenuto conto anche dello status socio-economico delle madri e di altri possibili fattori di rischio, quali il fumo di sigaretta della donna durante la gravidanza. A ciascun bambino sono stati quindi associati i valori di concentrazione di anidride solforosa (So2) e polveri totali sospese (Pts), inquinanti misurati dalle centraline della rete di monitoraggio Enel”.

I risultati evidenziano una correlazione significativa, soprattutto per quanto riguarda l’anidride solforosa: “Le anomalie congenite sono associate all’incremento nella concentrazione in aria di questo gas, nonostante le quantità rilevate nel periodo esaminato siano nei limiti di legge”, prosegue Gianicolo. “Ciò dipende dal fatto che un aumento della concentrazione di So2 è un indicatore della presenza di varie sostanze emesse dalle medesime fonti, che contribuiscono a elevare il rischio di danni alla salute”, aggiunge Cristina Mangia dell’Isac-Cnr.

Almanacco della Scienza del CNR

Autori: 
Sezioni: 
Epidemiologia

prossimo articolo

Google vuole portare i data center nello spazio

disegno della Terra vista dallo spazio con una fascia di piccoli satelliti

I data center necessari all’intelligenza artificiale consumano enormi quantità di energia e acqua e incontrano una crescente opposizione nelle comunità che dovrebbero ospitarli. Così, la soluzione immaginata dai giganti tecnologici è spostare almeno una parte della potenza di calcolo in orbita, sfruttando l’energia continua del Sole: Google si prepara a sperimentare chip per l’AI nello spazio, primo passo verso costellazioni di satelliti capaci di funzionare come un gigantesco data center. Ma restano problemi tecnici, costi enormi e nuovi interrogativi ambientali.

Immagine di copertina realizzata con ChatGPT

Pochi argomenti suscitano la contrarietà di tutti i partiti politici come la costruzione di nuovi data center. Benché siano un'infrastruttura necessaria per lo sviluppo della'AI, che viene considerata strategica a tutti gli effetti, gli abitanti delle aree interessate non li vogliono nel modo più assoluto. Sono strutture che, per funzionare, necessitano di enormi quantità di energia elettrica accoppiata ad altrettanta acqua, utilizzata per raffreddare i circuiti.