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Crescono le emissioni di gas esilarante, c'è poco da ridere

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Il protossido di azoto (N2O) è il terzo principale gas ad effetto serra dopo l’anidride carbonica e il metano. Oltre a trattenere il calore delle radiazioni solari, contribuendo al riscaldamento globale, danneggia la fascia di ozono che proteggere la biosfera terrestre. È anche conosciuto per i suoi effetti euforizzanti se inalato a basse concentrazioni. In passato veniva usato come blando anestetico, mentre oggi conosce nuova fama come droga a basso prezzo (un fenomeno sociale comunque irrilevante per gli equilibri dell’ecosistema).

Uno studio dell’UNEP pubblicato a novembre mette in guardia sul costante aumento delle emissioni di N2O, che potrebbero vanificare i benefici prodotti dalla messa al bando delle sostanze ozono-lesive con il Protocollo di Montreal e ostacolare il già difficile percorso per ridurre i danni dei cambiamenti climatici. 

Senza interventi di riduzione, scrive l’UNEP, i livelli di N2O aumenteranno in media dell’83% nel periodo tra il 2005 e il 2050. “Moderate” strategie di mitigazione permetterebbero di limitare l’aumento al 26%, mentre un approccio coordinato tra diversi settori ridurrebbe le emissioni del 22%.  

L’agricoltura produce circa due terzi delle emissioni totali di N2O. Il resto viene da processi industriali (soprattutto chimici), uso di combustibili fossili, incenerimento di biomassa, acque reflue, acquacoltura di pesci, crostacei e molluschi.

Nonostante venga emesso in quantità minori rispetto all’anidride carbonica, il protossido di azoto ha un potenziale di riscaldamento globale (GWP) 298 volte superiore. Il gas non è regolato dal Protocollo di Montreal, che nel 1987 stabilì il divieto di produrre e utilizzare sostanze nocive per l’ozonosfera (ODC, ozone-depleting substances) come i clorofluoricarburi. Rientra invece tra i gas ad effetto serra controllati dal Protocollo di Kyoto, a cui però aderiscono solo una minoranza di Paesi tra cui l’Unione Europea.

Il rapporto dell’UNEP ha stimato che la quantità di CFC non ancora rilasciata in atmosfera, stoccata in vecchi frigoriferi, impianti di raffreddamento, materiali isolanti tuttora in uso,  ammonta a 1550-2350 migliaia di tonnellate. Quantità che potrebbe essere compensata intervenendo sulle emissioni di N2O. Il potenziale di ridurne le emissioni nel 2020 è di circa 1.8 Tg N2O-N/yr, che corrisponde a quasi mille tonnellate di anidride carbonica (equivalente) all’anno.

Le strategie per abbattere i livelli di protossido di azoto sono state esaminate per settore: agricoltura, manifattura chimica, produzione di energia elettrica, gestione dei rifiuti, trasporti e produzione di pesce. In generale indicano la necessità di rendere più efficiente l’utilizzo e lo smaltimento della sostanza, ma includono anche ridurre la produzione e il consumo di carne, ridurre lo spreco di prodotti alimentari, installare sistemi di monitoraggio negli impianti chimici (in particolare quelli che producono acido adipico e acido nitrico, responsabili del 5% delle emissioni globali di N2O), ridurre il ricorso agli incendi per disboscare foreste, migliorare la raccolta e il trattamento delle acque reflue, riducendo la quantità di azoto disperso.

I risultati non andrebbero solo a beneficio dell’ozonosfera e del sistema climatico, ma garantirebbero anche raccolti e allevamenti più produttivi, progressi per la salute umana e riduzione del degrado ambientale. I vantaggi in termini ambientali, climatici e sociali sono stati stimati in 160 miliardi di dollari all’anno. 

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