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Modelli USA per la ricerca in Italia

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Tra poco meno di una settimana si svolgerà a Milano il convegno “Insieme per la ricerca: Scienziati italiani di Italia e Usa per una nuova governance”. Un momento importante di confronto tra scienza e politica in un’epoca di difficili riforme. Questo evento è nato da un’idea del Gruppo 2003, in collaborazione con ISSNAF (The Italian Scientists and Scholars of North America Foundation), per discutere i problemi ma soprattutto proporre le iniziative per migliorare la situazione della ricerca in Italia. Il tentativo è quello di unire esperienze maturate in mondi diversi con la convinzione che gli attuali limiti allo sviluppo competitivo in Italia possano essere superati introducendo alcune soluzioni già validate negli USA.

I due gruppi di ricercatori si occuperanno di presentare le loro proposte soffermandosi solo brevemente sui temi, già ampiamente discussi, dell’attuale situazione della ricerca in Italia. Il documento che verrà presentato in quest'occasione, elaborato congiuntamente da Gruppo 2003 e ISSNAF, comprende nuove e promettenti iniziative di governance. Una di queste è l’istituzione di un’Agenzia Unica per la Ricerca: questa struttura rivestirebbe la funzione di ente nazionale supervisore di Agenzie “tematiche” minori e di mediatore tra mondo della ricerca e Governo.

Per consultare/scaricare il programma del convegno e la proposta di governance del Gruppo 2003 e ISSNAF, consultare la pagina dedicata all'evento.

Il convegno si terrà il 21 settembre e sarà ospitato dall’Università Bocconi di Milano.

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Uno studio su 12,5 milioni di ricercatori e ricercatrici suggerisce che con l’età gli scienziati tendano a diventare meno disruptive, meno inclini cioè a produrre idee capaci di cambiare paradigma. Cresce invece la capacità di integrare e consolidare conoscenze già esistenti. Il fenomeno, definito “Nostalgia Effect”, porta a riflettere su una comunità scientifica sempre più gerontocratica, dove il rischio non è l’irrilevanza dei senior, ma un equilibrio alterato tra innovazione radicale e sedimentazione del sapere.

C’è una certa ironia nel leggere, per me che ho una “età accademica” piuttosto avanzata, un articolo che sostiene, dati alla mano, che gli scienziati anziani tendono a diventare meno disruptive, cioè meno capaci di produrre quelle idee che ribaltano i paradigmi esistenti. Ironia doppia, se nel frattempo ci si accorge di aver appena citato, per l’ennesima volta, un lavoro del 1987 convinti che «resti ancora fondamentale».