Nella lotta contro le malattie infettive sono state per la prima volta impiegate sul campo zanzare modificate geneticamente. Non è nuova l’idea di sfruttare gli insetti per combattere dengue e malaria, mirando ai vettori degli agenti responsabili delle due importanti e diffuse malattie tropicale. Finora però si è cercato soprattutto di inserire nell’ambiente zanzare maschio sterili, che potessero competere con quelle fertili riducendone la prolificità. Questo approccio tuttavia ha mostrato i suoi limiti: gli insetti resi sterili tramite irradiazione non reggevano il confronto con gli altri. Un’azienda di biotecnologie britannica, la Oxitec, ha provato allora un’altra strada, selezionando un ceppo di zanzare incapaci di sopravvivere e raggiungere l’età adulta senza particolari fattori forniti in laboratorio ma assenti nell’ambiente naturale. Poi è andata anche oltre, liberando nel corso di un mese quasi 20.000 esemplari maschi su un’area dell’isola Gran Cayman: dai dati raccolti in seguito è emerso che gli insetti geneticamente modificati erano riusciti ad accoppiarsi con un percentuale di successo pari alla metà di quella degli insetti wild, un valore sufficiente a incidere sulla popolazione, dal momento che il 10 per cento delle larve esaminate è risultato portatore della mutazione. I ricercatori hanno annunciato di aver già ripetuto l’esperimento su più larga scala e per un periodo più prolungato, ottenendo una riduzione dell’80 per cento del numero di zanzare nella zona bersaglio. Sebbene l’approccio sia promettente, non sono mancate le polemiche: prima di tutto per il fatto che l’esperimento sia stato condotto in segreto, per cui l’Organizzazione mondiale della sanità sta mettendo a punto linee guida per indicare come questo tipo di esperimenti debba essere condotto in futuro. Ma, aggiunge il New York Times che ha dato largo spazio alla notizia, anche per il fatto che più del 3 per cento degli insetti geneticamente modificati sembra aver già aggirato la mutazione indotta dagli scienziati, riuscendo comunque a raggiungere l’età adulta.
Zanzare in campo contro la dengue
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Principi attivi sintetizzati in Asia, elio (necessario per le risonanze magnetiche) importato dal Qatar, rotte bloccate nello Stretto di Hormuz: la crisi in Medio Oriente mostra quanto la filiera produttiva europea dei farmaci dipenda strutturalmente, e su più livelli, dai combustibili fossili e si regga su equilibri geografici fragili. Crediti immagine: Goran tek-en, CC BY-SA 4.0
Di solito, non ci chiediamo da dove vengano i farmaci. Quando ingeriamo con un sorso d'acqua una pillola di antibiotico, come l’amoxicillina, non viene immediato chiederci come quella capsula sia arrivata a casa nostra. La prendiamo per curare una cistite o un mal di gola di origini batteriche, spesso senza pensare che, prima ancora di essere nel suo blister e spedita sugli scaffali delle farmacie, ha già affrontato un processo fatto di viaggi lunghi e numerosi intermediari.