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I vincitori del Premio Galileo

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E' Alex Bellos, autore de Il meraviglioso mondo dei numeri, il vincitore della sesta edizione del Premio Letterario Galileo per la divulgazione scientifica. Dei cinque scienziati-scrittori finalisti si è aggiudicato il secondo posto il Prof. Carlo Alberto Redi, autore de Il Biologo Furioso.

Una commissione composta da docenti, ricercatori, scienziati, giornalisti - tra cui il giornalista scientifico Pietro Greco - ha passato al vaglio 77 opere pubblicate nei due anni precedenti, selezionandone 18 in base a rigore scientifico dell’opera, eventuali spunti di innovazione contenuti, e talento divulgativo dell’autore nel catturare l’attenzione e nel suscitare emozioni. I cinque titoli finalisti sono passati infine per la votazione finale questo pomeriggio, nell'agorà del Centro Culturale Altinate di Padova, della giuria popolare composta da 3000 studenti di 111 istituti di scuola superiore.

Quest’anno la commissione è stata presieduta da Piergiorgio Odifreddi, matematico e divulgatore, già vincitore del Premio 2011 con il libro C’è spazio per tutti.

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Il progetto  Onfoods in prehistory ha voluto comprendere e ricostruire l’eredità di una agricoltura sostenibile nata nella preistoria, migliaia di anni, fa e in grado oggi di rappresentare un modello di riferimento. E lo ha fatto con particolare attenzione alla condivisione di questi valori con un pubblico più ampio possibile, sottolineando quanto si può imparare dalla ricerca archeologica e dalle comunità dell’età del Bronzo in termini di alimentazione sostenibile. Ce ne parla il gruppo di ricerca che ha portato avanti il progetto.

Nell'immagine: attività di archeologia sperimentale dimostrativa con cottura di una zuppa di lenticchie e una di roveja, con ceramiche riprodotte sperimentalmente sulla base dei reperti ceramici del villaggio dell’età del Bronzo di Via Ordiere a Solarolo (RA).

Pluridecennali ricerche sul campo, condotte da Maurizio Cattani, docente di Preistoria e Protostoria dell’Università di Bologna, e dal suo team, hanno permesso di riconoscere nell’Età del Bronzo il momento in cui si è definito un profondo legame tra la conoscenza del territorio e la sostenibilità della gestione delle sue risorse. Questa caratteristica ha infatti consentito alle comunità dell’epoca di prosperare, dando vita a villaggi sempre più stabili e duraturi nel corso del tempo.