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Vestiti autopulenti

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Stanchi di lavare le vostre maglie di cotone? Avete finalmente trovato qualcosa che fa al caso vostro. Quella che sembra una delle classiche pubblicità di detersivi è invece il risultato di una recente ricerca apparsa sulla rivista Applied Materials and Interfaces. Due scienziati cinesi, Deyong Wu e Mingce Long delle università di Hubei e Shangai, hanno infatti suggerito di avvolgere i capi in un rivestimento di biossido di titanio (TiO2), un composto che assorbe specifiche parti della luce ed è in grado di ossidare il materiale organico, rimuovendo così i cattivi odori. La tecnica è utilizzata già oggi – ad esempio in alcune finestre autopulenti – ma funziona soltanto esponendo il materiale ai raggi ultravioletti: un metodo inefficiente (soltanto fra il 3 e il 5% della luce solare rientra in queste lunghezze d'onda) e non proprio alla portata di tutti.

La vera novità della ricerca consiste nella possibilità di sviluppare vestiti che riescono a pulirsi da soli anche con la semplice luce solare. Un passo in avanti reso possibile da una nuova molecola formata da un composto di biossido di titanio ed azoto (N–TiO2), su cui sono state applicate delle particelle note come Agl, in grado di incrementarne la sensibilità: in questo modo il composto è in grado di reagire ad un spettro più ampio della luce, rendendo più efficiente la sua azione.

Gli scienziati hanno immerso per un minuto il cotone in una forma liquida di questa molecola, hanno aspettato che si asciugasse e poi l'hanno macchiato con una vernice arancione. Esposta al sole, la molecola ha effettivamente attaccato il colore, rimuovendo allo stesso tempo anche i batteri presenti sulla stoffa. Wu e Long lo hanno descritto come un processo “semplice, efficiente e stabile” per creare materiali autopulenti: chi non ama fare il bucato è senza dubbio dalla loro parte.

- http://www.eurekalert.org/pub_releases/2011-12/acs-cfc121411.php
- http://pubs.acs.org/stoken/presspac/presspac/full/10.1021/am201251d#cor1 

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Tipping points e cambiamento climatico: non tutti sono negativi

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Ci sono momenti in cui un’invenzione, un’idea o un cambiamento apparentemente circoscritto modificano in profondità il nostro modo di vedere il mondo. È accaduto con il telescopio di Galileo e, secoli dopo, con "Primavera silenziosa" di Rachel Carson. Sono tipping points, punti di svolta capaci di produrre conseguenze enormi e inattese. Oggi il termine evoca soprattutto le soglie critiche del cambiamento climatico. Ma esistono anche tipping points positivi: innovazioni tecnologiche, economiche e sociali che possono accelerare la transizione e contribuire a contrastare la crisi climatica.

Nel 1608 un fabbricante di occhiali, l'olandese Hans Lippershey, sovrappone due lenti e realizza il primo approssimativo modello di telescopio: lo strumento si diffonde in pochi mesi in tutta Europa. L’anno seguente Galileo ne comprende l’importanza, lo perfeziona e lo rende idoneo per esplorare il cielo (la vicenda è narrata da Massimo Bucciantini, Il telescopio di Galileo. Una storia europea, pubblicato da Einaudi nel 2012). L’invenzione dissolve in breve tempo un modo di vedere e concepire l’universo durato per migliaia di anni.