fbpx Vermi spazzini | Scienza in rete

Vermi spazzini

Primary tabs

Read time: 1 min

Un gruppo di ricercatori ha pubblicato due studi in cui analizza la possibilità di poter impiegare i comuni vermi di terra per bonificare le aree industriali potenzialmente pericolose per la presenza di metalli pesanti.

Lue Meru Marco Parra (Decanato de Agronomia, Universidad Centro Occidental Lisandro Alvarado – Venezuela) e collaboratori hanno anzitutto valutato la possibilità di utilizzare con successo il compost prodotto dall'Eisenia fetida quale substrato assorbente per filtrare acque di scarico contaminate con cromo, nichel, vanadio e piombo. In un secondo studio, poi, hanno impiegato direttamente i vermi per bonificare terreni inquinati da mercurio e arsenico. Incoraggianti i risultati ottenuti: in due settimane i vermi si sono mostrati in grado di rimuovere tra il 42 e il 72% di arsenico e tra il 7.5 e il 30% di mercurio dai terreni in cui erano stati collocati.

Dai due lavori, pubblicati sulla rivista International Journal of Global Environmental Issues, emerge dunque la possibilità concreta di utilizzare rimedi biologici anziché costosi trattamenti industriali sia per decontaminare suolo e acque dai pericolosi accumuli di metalli pesanti lasciati dai processi produttivi sia per trattare rifiuti industriali ricchi di tali metalli.

PhysOrg

Autori: 
Sezioni: 
Free tag: 
Indice: 
Ambiente

prossimo articolo

Meningioma e contraccettivi: il rischio dei titoli sul rischio

Strumenti contraccettivi

Un aggiornamento di farmacovigilanza su due progestinici, desogestrel ed etonogestrel, associati a un piccolo aumento del rischio di meningioma, è diventato sui giornali un titolo allarmante sul «rischio di tumore al cervello». Il caso mostra quanto la sintesi giornalistica possa distorcere un dato di per sé rassicurante (la farmacovigilanza funziona) e perché comunicare bene il rischio conti quanto misurarlo correttamente.

Reproductive Health Supplies Coalition - Unsplash

Lo scorso 6 agosto, il quotidiano Open ha pubblicato un articolo dal titolo decisamente allarmante: «Contraccettivi, scatta l’allerta Aifa: rischio di tumore al cervello». È il genere di lancio acchiappa-click che può trasformare un aggiornamento di farmacovigilanza in una tempesta mediatica, con il pericolo di alimentare paure sproporzionate rispetto alle evidenze scientifiche e allontanare tante donne da una contraccezione sicura. Esperienze già fatte in passato.