fbpx Un'italiana direttore del CELLS | Page 7 | Scienza in rete

Un'italiana direttore del CELLS

Primary tabs

Read time: 1 min

Si chiama Caterina Biscari, è ricercatrice dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare ed è stata appena nominata Direttore del Laboratorio di luce di sincrotrone CELLS-ALBA di Barcellona. La competenza di Caterina Biscari nel settore degli acceleratori di particelle per la ricerca scientifica e per le applicazioni mediche è riconosciuta a livello internazionale, dopo aver già lavorato al CERN di Ginevra - sede dell' LHC - e al CNAO di Pavia, il cui acceleratore è stato realizzato con il contributo fondamentale dell’INFN. Dal 1999 Biscari è, inoltre, Dirigente Tecnologo presso i Laboratori di Frascati dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, dove si occupa di fisica degli acceleratori.

La ricercatrice italiana è stata convocata anche dell'European Physical Society come Fellow, ed è membro del Machine Advisory Committee proprio dell'acceleratore LHC del CERN, oltre ad essere invitata a far parte di vari Comitati Scientifici internazionali, tra cui quello dell'Helmholtz Association in Germania.

L'eccellenza italiana viene riconosciuta ancora una volta, la Spagna se l'è assicurata per la direzione di una tra le sue maggiori infrastrutture di ricerca, a partire da settembre 2012.

Autori: 
Sezioni: 
Ricerca

prossimo articolo

Fine vita: fare leggi è meglio che costruire macchine

palazzo borbone in francia

Quando il parlamento non legifera su questioni etiche controverse, il conflitto si sposta nei tribunali e nei laboratori. Lo dimostra il paradosso del dispositivo costruito dal CNR (e negato) per consentire il suicidio assistito, mentre la Francia risolve liberando finalmente una legge sul suicidio assistito.

In copertina: Palazzo Borbone, sede dell'Assemblea nazionale francese. Crediti: Mtzb/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY 3.0
 

Ci sono voluti due anni, di sofferenze fisiche e psicologiche, una questione di legittimità costituzionale, un'ordinanza della Consulta, un mandato del Tribunale di Firenze e un prototipo costruito dal Consiglio Nazionale delle Ricerche perché una donna di cinquantacinque anni, paralizzata dal collo in giù da una sclerosi multipla, potesse esercitare un diritto che la Corte costituzionale le aveva riconosciuto nel 2019. Libera, il nome di fantasia che si era scelta, è morta a casa sua il 25 marzo, attivando con lo sguardo una pompa infusionale.