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Via un gene, via i grassi

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Nei topi l’effetto è sorprendente: basta mettere fuori uso l’enzima che, tramite idrossilazione, inibisce l’attività delle  proteine prodotte dal gene HIF-1 e gli animali non ingrassano né sviluppano steatosi epatica, neppure con una dieta costituita al 60 per cento di lipidi. Anzi, sono magri e con una maggiore sensibilità all’insulina.

Nello studio, pubblicato su Cell Metabolism, Randall Johnson dell’Università di California a San Diego che ha coordinato la ricerca a capo di un gruppo internazionale, ha verificato che bloccando l’enzima, un’asparaginil idrossilasi, non si hanno conseguenze su altre funzioni del gene bersaglio, come l’angiogenesi, l’eritropoiesi o lo sviluppo e che l’effetto è praticamente identico quando  il fattore inibente viene eliminato solo dalle cellule neuronali. L’effetto quindi deve essere mediato essenzialmente a livello del sistema nervoso centrale.

Cell Metabolism pubblicato online il 15 aprile 2010

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Biologia

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Qualche settimana fa l’annuncio trionfante di un miglioramento delle liste d’attesa, cui non sembra tuttavia corrispondere l’esperienza di tante persone. Il fatto è che ci si riferisce alle sole liste d’attesa per le prestazioni diagnostiche e ambulatoriali, mentre rimangono sterminati i tempi per esempio per le ammissioni alle strutture socioassistenziali o per la definizione delle disabilità. E comunque appare evidente che molto c’è da migliorare nella raccolta e trasferimento dei dati su quel che succede per davvero. Foto di Navy Medicine su Unsplash.

L’interesse per il tema delle liste di attesa non si attenua mai, ma ogni tanto questo interesse ha dei picchi come avvenuto di recente quando in base ai dati del primo quadrimestre 2026 confrontati con quelli del 2025 è sembrato che finalmente qualcosa si stesse muovendo, tanto da far titolare il Sole24 Ore “Liste di attesa, miglioramenti in 16 Regioni”.