fbpx Un altro virus in agguato? | Scienza in rete

Un altro virus in agguato?

Primary tabs

Read time: 1 min

E' stato isolato alla fine di marzo, a stagione ormai quasi finita, dai ricercatori del British Columbia Center for Disease Control canadese. E' un virus H3N2, che potrebbe spiegare il prolungarsi della stagione influenzale, prima ancora del diffondersi della nuova infezione. Non è tanto mutato da poter essere considerato un nuovo sottotipo di virus influenzale, ma lo è quanto basta per far temere che il vaccino stagionale in preparazione per l'anno 2009-2010 non sarà in grado di neutralizzarlo.

Non è raro che si verifichi un mismatch tra i ceppi scelti per la preparazione del vaccino, che devono necessariamente essere decisi con largo anticipo, e i virus poi effettivamente circolanti, ma quest'anno la compresenza della pandemia da H1N1 apre scenari imprevedibili. «Tanto più che la nuova variante di H3N2 è stata isolata anche da un viaggiatore proveniente dal Messico» spiega Danuta Skowronski, del British Columbia Center for Disease Control canadese, «dove potrebbe essere emersa contemporaneamente al virus di origine suina». Solo nei prossimi mesi si saprà se si tratta solo di una coincidenza e se il nuovo virus avrà conseguenze sull'andamento della pandemia da H1N1.

ProMED-mail, programma dell'International Society for Infectious Diseases
Autori: 
Sezioni: 
Influenza

prossimo articolo

La ricerca e l'innovazione dell'IA in mano a oligopoli privati: l’allarme e le soluzioni

L`intelligenza artificiale va regolamentata prima che si affermino forme di oligopolio, o persino di monopolio, capaci controllare l`accesso alle informazioni e la produzione di nuove conoscenze: per questo serve un grande centro di ricerca pubblico che oggi può essere realizzato solo in Europa. Lo afferma il premio Nobel per la fisica Giorgio Parisi in occasione del convegno ⁠ "Ricerca e democrazia nell`epoca delle Big Tech" ⁠ organizzato dal Gruppo 2003 per la ricerca scientifica il 14 maggio presso la sede del CNR a Roma, in collaborazione con Scienza in rete. Il dossier presentato dall'associazione sostiene con dati i rischi posti da un predominio economico schiacciante esercitato da poche aziende che valgono quanto il PIL degli USA, e che stanno condizionando profondamente anche l'ecosistema della ricerca scientifica, sempre meno aperto e controllato dalla comunità di riferimento. Nell'immagine Giorgio Parisi, foto di Luca Carra.

Sei aziende (NVIDIA, Alphabet, Apple, Microsoft, Amazon e Meta) valgono oggi circa 22.000 miliardi di dollari, tre quarti del PIL degli Stati Uniti. Nel solo 2026 spenderanno in infrastrutture digitali tra 660 e 725 miliardi di dollari, circa tre volte e mezzo il bilancio federale americano per tutta la ricerca civile.