fbpx Uccello fossile da record | Scienza in rete

Uccello fossile da record

Primary tabs

Read time: 2 mins

Scoperti nel Cile settentrionale i resti fossili di un uccello marino che avrebbe solcato i cieli tra i 5 e i 10 milioni di anni fa: le ossa delle ali testimoniano una apertura alare record di oltre 5 metri.

La presenza di protuberanze ossee sul becco – davvero efficienti per procacciarsi le prede volando in mare aperto – indica la sua appartenenza alla famiglia dei pelagornitidi, uccelli marini conosciuti anche con il nome di uccelli dai denti d'osso. I resti fossili di questi uccelli sono stati scoperti in ogni continente, ma la fragilità intrinseca delle ossa ha sempre impedito che la fossilizzazione ci lasciasse esemplari in condizioni ottimali.

Lo scheletro rinvenuto da Gerald Mayr (Forschungsinstitut Senckenberg – Frankfurt am Main) e David Rubilar (Museo Nacional de Historia Natural – Santiago) è invece completo e integro al 70%, ottimo per svelarci qualcosa di più su questo uccello che, secondo i ricercatori, potrebbe ancora aver solcato i cieli della preistoria quando apparvero i primi ominidi.

Quello individuato in Cile è il più grande esemplare di uccello dai denti d'osso mai scoperto finora (la scoperta è stata pubblicata su Journal of Vertebrate Paleontology) e appartiene a una nuova specie, battezzata da Mayr e Rubilar con il nome di Pelagornis chilensis. Oltre a confermare l'incredibile apertura alare (5,2 metri), il fossile cileno ha permesso di ricostruire alcune particolarità riguardanti l'anatomia e le dimensioni di questi uccelli preistorici finora sconosciute.

Society of Vertebrate Paleontology

Autori: 
Sezioni: 
Paleontologia

prossimo articolo

L’ONU propone di usare proiezioni più realistiche di quella di Mercatore

Illustrazione in tre fasi che mostra la Terra trasformarsi in un palloncino e poi in un palloncino appiattito

Creare una carta geografica trasferendo la superficie curva della Terra su un piano senza deformarla è geometricamente impossibile. La proiezione di Mercatore, a cui siamo tutti abituati, è nata per favorire la navigazione e dilata progressivamente le superfici all’aumentare della latitudine. Risultato: la Groenlandia risulta grande come l’Africa, che nella realtà la supera in dimensioni di ben 15 volte. L’ONU ha recentemente approvato una risoluzione che invita a privilegiare proiezioni cartografiche equivalenti, cioè capaci di conservare le proporzioni tra le aree.

Una carta geografica è sempre, in una certa misura, una approssimazione. Non perché i cartografi vogliano ingannarci, ma perché trasferire la superficie curva della Terra su un piano senza deformarla è geometricamente impossibile.