fbpx Tutta l'energia di Encelado | Scienza in rete

Tutta l'energia di Encelado

Primary tabs

Read time: 1 min

Una nuova analisi dell'energia termica emessa dalle regioni meridionali del satellite di Saturno indica che è almeno 10 volte più grande di quanto suggerito finora.

E' dal 2005 che si è a conoscenza del fatto che le regioni intorno al Polo Sud di Encelado sono geologicamente attive. Uno studio del 2007, valutando le forze di marea dovute all'interazione gravitazionale con Dione che si ritengono all'origine di quell'energia, suggeriva che il meccanismo fosse in grado di produrre circa 1,1 gigawatt di potenza. Tenendo conto anche dei circa 0,3 gigawatt dovuti al decadimento radioattivo, la potenza complessiva in gioco ammontava dunque a circa un gigawatt e mezzo.

Le nuove valutazioni proposte dal team di Carly Howett (Southwest Research Institute di Boulder - Colorado) e di prossima pubblicazione su Journal of Geophysical Research indicano che la produzione energetica di Encelado è decisamente superiore. I ricercatori suggeriscono che ammonta a circa 15,8 gigawatt, più o meno l'equivalente di una ventina di centrali elettriche a carbone.

Secondo i ricercatori, all'origine di questa maggiore produzione energetica potrebbe esserci il fatto che l'azione di marea esercitata da Dione non sia costante nel tempo. Senza contare che l'effetto potrebbe essere notevolmente potenziato dalla presenza di un oceano di acqua liquida al di sotto delle regioni polari.

NASA

Autori: 
Sezioni: 
Astronomia

prossimo articolo

Ominini arcaici, alla ricerca dell'antenato comune

i resti di ominini ritrovati in Marocco

Nuovi fossili scoperti in Marocco e datati a circa 773mila anni fa potrebbero avvicinarci all’identità dell’ultimo antenato comune di Homo sapiens, Neanderthal e Denisova, rimasto finora sconosciuto. I resti, rinvenuti nei pressi di Casablanca e analizzati da un team internazionale di ricercatrici e ricercatori, mostrano una combinazione di caratteristiche arcaiche e moderne che apre nuovi scenari sulle origini della nostra specie.

Nell'immagine di copertina: i resti rinvenuti in Marocco. Crediti: Hublin JJ, Lefèvre D, Perini S et al. Early hominins from Morocco basal to the Homo sapiens lineage. Nature (2026). https://doi.org/10.1038/s41586-025-09914-y. Licenza: CC BY 4.0

Alcuni nuovi fossili di ominini scoperti di recente in Marocco aggiungono un nuovo tassello alla ricostruzione delle origini della nostra specie. Un team internazionale ha infatti analizzato resti datati 773mila anni fa provenienti dalla Grotte à Hominidés, nei pressi di Casablanca, scoprendo che presentano un mosaico di caratteristiche primitive e derivate che potrebbero porli alla base della linea evolutiva di sapiens, Neanderthal e Denisova.