La notizia non attenua i sensi di colpa per gli stravizi di fine anno, ma offre un nuovo argomento a favore dei cultori del cioccolato fondente di alta qualità: il suo consumo regolare per alcune settimane, in persone sane e non ipertese o con valori pressori appena sopra la norma, abbassa la pressione sistolica in media di circa 5 mm Hg e la diastolica di 2,5 mm Hg. Il calcolo viene da una metanalisi di dieci studi randomizzati e controllati in cui l’assunzione di cacao ricco di flavanolo o un prodotto placebo è stata prescritta a quasi trecento persone per un periodo variabile da 2 a 18 settimane. L’idea che i prodotti a base di cacao potessero sortire questo effetto benefico viene dal caso degli indiani Kuna, abitanti in un’isola al largo di Panama: in questa popolazione, che fa largo uso di bevande al cacao naturale ricco di flavanolo, l’ipertensione è praticamente sconosciuta, mentre si presenta con una frequenza pari alla norma tra coloro che si trasferiscono in città.
Terapia al cioccolato
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Non vaccinati e invisibili: la lezione del caso di difterite a Palermo

Il caso di difterite a Palermo, con la morte di una bimba di 4 anni non vaccinata, porta alla luce una realtà critica: l'eliminazione della malattia, ottenuta con i vaccini, non equivale alla scomparsa del batterio. Senza un'anagrafe vaccinale accessibile e dati aggiornati sulla circolazione dei patogeni, il sistema fatica a intercettare chi resta esposto, e la sorveglianza rischia di restare un esercizio formale invece che uno strumento di prevenzione reale.
Nella foto: batteri Gram-positivi di Corynebacterium diphtheriae, Photo Credit: Public domain, via Wikimedia Commons
La cronaca sul tragico caso di difterite in una bambina a Palermo ci ripropone il rischio di infezioni ritenute ormai improbabili e raramente considerate nelle diagnosi differenziali. La difterite è una malattia infettiva acuta, respiratoria, potenzialmente fatale, causata dalla tossina prodotta da alcuni ceppi (detti appunto tossinogenici) appartenenti alla specie Corynebacterium diphtheriae, ma quasi nessun medico attualmente in servizio in Italia ha mai avuto esperienza di questa malattia.