fbpx Sull'orlo del buco nero | Page 2 | Scienza in rete

Sull'orlo del buco nero

Primary tabs

Read time: 1 min

Grazie ai dati raccolti dall'osservatorio orbitante XMM-Newton, il telescopio europeo per la radiazione X realizzato con un importante contributo italiano, gli astronomi hanno spinto l'osservazione di un buco nero a un nuovo limite.

A partire dal gennaio dello scorso anno Andrew Fabian, dell'Università di Cambridge, e i suoi collaboratori hanno puntato XMM-Newton verso la galassia attiva 1H0707-495, interessati a svelare qualche segreto del massiccio buco nero che ospita. L'inseguimento si è protratto per quattro intere orbite dell'osservatorio spaziale e ha permesso di collezionare informazioni spettrali davvero preziose. Le conclusioni cui sono giunti i ricercatori sono state pubblicate a fine maggio su Nature.

Studiando in particolare la radiazione emessa dagli atomi di ferro (le linee di emissione L e K) gli astronomi hanno potuto appurare che la massa del buco nero è compresa tra 3 e 5 milioni di masse solari e che ogni mezz'ora quel mostro cosmico ingoia una quantità di materia equivalente alla massa della Terra. L'analisi delle distorsioni delle stesse linee spettrali ha inoltre evidenziato che si stava osservando il comportamento di materia posta proprio a ridosso del buco nero, a distanze inferiori al doppio del raggio del buco nero stesso. Un vero record che, secondo gli autori della ricerca, ci potrà finalmente portare alla mappatura delle immediate vicinanze di un buco nero.

Fonte ESA
Fonte ASI

Autori: 
Sezioni: 
Astronomia

prossimo articolo

Cambiamenti climatici: l'adattamento non ostacoli la prevenzione

Pompieri all'opera

La retorica dell'adattamento rischia di far coincidere il controllo degli effetti del cambiamento climatico con l'intervento sulle sue cause. La sanità pubblica insegna che protezione e mitigazione non sono strategie alternative: senza la prevenzione primaria, ogni altra misura di tutela resta una rincorsa a un rischio destinato a crescere.

Sylvain Pedneault, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons

Dopo l'intervento su Scienza in rete dedicato ad argomentare che quello che oggi viene spesso definito “adattamento” ai cambiamenti climatici non coincide con l'adattamento biologico della specie umana, ma piuttosto in strategie tecnologiche, urbanistiche e organizzative finalizzate a migliorare la convivenza con un ambiente sempre più ostile, ritengo utile compiere un ulteriore passo sul terreno della sanità pubblica.