L’accusa lanciata a “Porta a porta” dal pediatra Leonardo Pinelli, vicepresidente della Società scientifica nutrizione vegetariana, in effetti era pesante: nel corso di una trasmissione di metà dicembre aveva affermato che “in una zona d’Italia”, subito ricondotta al Trentino, si producono mele utilizzando fino a 36 diversi trattamenti a base di pesticidi, ognuno dei quali sarebbe consentito, usato uno per uno, ma che nell’insieme sarebbero responsabili di un aumento delle leucemie infantili nella zona. Le reazioni non si sono fatte aspettare: l’allora presidente della Provincia, Lorenzo Dellai, telefonò in diretta smentendo le affermazioni del pediatra. Il quale è stato anche denunciato per diffamazione dall’APOT, l’associazione consorziale produttori ortofrutticoli trentini, che ha chiamato in causa i sistemi di monitoraggio e controllo messi in campo da diversi anni, dai quali non sembra emergere nessuna prova a sostegno di questa accusa. Così come non risultino studi a sostegno delle accuse, né in riferimento al numero di pesticidi usati, né sul presunto aumento dei casi di leucemia. L’avvocato dell’associazione si è opposto quindi anche alla richiesta di archiviazione del caso. In attesa della decisione del giudice, la lotta delle mele continua.
Sulle mele volano querele
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La capacità di un film di orientare mode e comportamenti non dovrebbe più sorprendere, soprattutto chi si occupa di promozione della salute. Certo, i numeri sono imponenti, ma non basta pensare di coinvolgere registi e influencer per ottenere risultati di salute. Soprattutto, si perde l’occasione di coinvolgere invece di spettatori passivi, persone attive e consapevoli.
In copertina: screenshot dal fil Buen camino (2025)
La precarietà degli avvenimenti che caratterizza lo sviluppo del nuovo ordine della globalizzazione minaccia seriamente la salute e il benessere dell’intera umanità. Il discredito delle agenzie nazionali e internazionali e del loro operato per fini politici ed economici, privilegiando pratiche e teorie pseudoscientifiche, sono a testimoniare il rischio reale a cui si è esposti.