L’accusa lanciata a “Porta a porta” dal pediatra Leonardo Pinelli, vicepresidente della Società scientifica nutrizione vegetariana, in effetti era pesante: nel corso di una trasmissione di metà dicembre aveva affermato che “in una zona d’Italia”, subito ricondotta al Trentino, si producono mele utilizzando fino a 36 diversi trattamenti a base di pesticidi, ognuno dei quali sarebbe consentito, usato uno per uno, ma che nell’insieme sarebbero responsabili di un aumento delle leucemie infantili nella zona. Le reazioni non si sono fatte aspettare: l’allora presidente della Provincia, Lorenzo Dellai, telefonò in diretta smentendo le affermazioni del pediatra. Il quale è stato anche denunciato per diffamazione dall’APOT, l’associazione consorziale produttori ortofrutticoli trentini, che ha chiamato in causa i sistemi di monitoraggio e controllo messi in campo da diversi anni, dai quali non sembra emergere nessuna prova a sostegno di questa accusa. Così come non risultino studi a sostegno delle accuse, né in riferimento al numero di pesticidi usati, né sul presunto aumento dei casi di leucemia. L’avvocato dell’associazione si è opposto quindi anche alla richiesta di archiviazione del caso. In attesa della decisione del giudice, la lotta delle mele continua.
Sulle mele volano querele
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La medicina di precisione non può fare a meno degli small data

I big data promettono di rivoluzionare la medicina, ma rischiano di nascondere più di quanto rivelino quando si tratta di curare il singolo paziente. Lorenzo Farina argomenta che gli small data - i dati «piccoli» abbastanza da essere compresi direttamente dal clinico - non sono un residuo del passato ma un elemento irrinunciabile della medicina di precisione. La vera sfida non è scegliere tra i due paradigmi, ma abbandonare l'approccio data-driven e tornare a ragionare per domande: prima la questione clinica, poi i dati necessari a rispondervi.
Gli small data sono definiti come quei dati di dimensione abbastanza «piccola» da poter essere immediatamente compresi da un essere umano, non tanto nella loro interpretazione che ovviamente ha sempre e necessariamente bisogno della analisi, ma nel loro significato biologico generale. Tipicamente, sono il risultato di esperimenti di laboratorio che non utilizzano macchine per l'analisi dei dati omici, bensì altre biotecnologie in grado di misurare relativamente «pochi» dati per provare a rispondere alla domanda che interessa.