L’accusa lanciata a “Porta a porta” dal pediatra Leonardo Pinelli, vicepresidente della Società scientifica nutrizione vegetariana, in effetti era pesante: nel corso di una trasmissione di metà dicembre aveva affermato che “in una zona d’Italia”, subito ricondotta al Trentino, si producono mele utilizzando fino a 36 diversi trattamenti a base di pesticidi, ognuno dei quali sarebbe consentito, usato uno per uno, ma che nell’insieme sarebbero responsabili di un aumento delle leucemie infantili nella zona. Le reazioni non si sono fatte aspettare: l’allora presidente della Provincia, Lorenzo Dellai, telefonò in diretta smentendo le affermazioni del pediatra. Il quale è stato anche denunciato per diffamazione dall’APOT, l’associazione consorziale produttori ortofrutticoli trentini, che ha chiamato in causa i sistemi di monitoraggio e controllo messi in campo da diversi anni, dai quali non sembra emergere nessuna prova a sostegno di questa accusa. Così come non risultino studi a sostegno delle accuse, né in riferimento al numero di pesticidi usati, né sul presunto aumento dei casi di leucemia. L’avvocato dell’associazione si è opposto quindi anche alla richiesta di archiviazione del caso. In attesa della decisione del giudice, la lotta delle mele continua.
Sulle mele volano querele
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L'informazione italiana è meno attenta al cambiamento climatico rispetto al 2022. La presenza di guerre e conflitti disastrosi purtroppo non riduce la gravità della crisi climatica; i media dovrebbero migliorare la loro capacità di coprire notizie che riguardano il riscaldamento globale e la transizione ecologica. La colpa è anche dell'influenza della pubblicità da parte di aziende fossili che, tra l'altro, ne approfittano per ripulirsi l'immagine. Le analisi dell'Osservatorio di Pavia.
Da quando l’Osservatorio di Pavia ha iniziato le sue analisi sulla copertura mediatica che i mezzi di informazione fanno del cambiamento climatico, la situazione è peggiorata. Dal 2022 al 2025 l’informazione climatica è diminuita del 26% nei quotidiani e del 53% nei telegiornali. In particolare, sono stati analizzati Avvenire, Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, la Repubblica, La Stampa e TG1, TG2, TG3, TG4, TG5, Studio Aperto, TG LA7.