fbpx Stockholm Water Prize a John Briscoe | Page 5 | Scienza in rete

Stockholm Water Prize a John Briscoe

Primary tabs

Read time: 2 mins

Stockholm Water Prize, noto come il "Premio Nobel dell'acqua", è stato assegnato a John Briscoe, professore di ingegneria ambientale presso la Facoltà di Ingegneria e Scienze Applicate di Harvard.
Il premio, istituito nel 1991 dalla International Water Institute, viene dato a individui, organizzazioni o istituzioni in "riconoscimento delle ricerche effettuate per aumentare la conoscenza dell'acqua come risorsa e per le azioni messe in atto per proteggere la sua usabilità soprattutto nei paesi in via di sviluppo. "

Nella motivazioni, il Comitato del Stockholm Water Prize afferma che Briscoe "ha unito la ricerca scientifica con l'attuazione di strategie in grado di migliorare lo sviluppo e la gestione delle risorse idriche. Contributi senza precedenti per la gestione globale e locale di acqua - contributi che coprono vasti ambienti tematici, geografici e istituzionali - che hanno migliorato la vita e i mezzi di sussistenza di milioni di persone in tutto il mondo."

Negli anni ha lavorato per molti governi di paesi in via di sviluppo come Bangladesh e Mozambico cercando di sviluppare strategie per la protezione da inondazione o dalla siccità.
Briscoe ha contribuito allo sviluppo del Water 2003, progetto per la Banca Mondiale. Alla base delle sue idee rivoluzionarie c’è anche un nuovo modello di dialogo fra le istituzione e le persone. Le voci delle persone che vivono condizioni di disagio devono essere ascoltare dai leader politici. "E' importante tenere in considerazione il pensiero della gente perché sono loro i destinatari dei nostri progetti." ha ripetuto più volte Briscoe

Il Premio sarò consegnato da Re Carlo XVI Gustavo di Svezia durante World Water Week in Stockholm che si terrà a il 4 settembre.

Sezioni: 
Canali: 
Innovazione sostenibile

prossimo articolo

I tre Gesù del Michigan, un viaggio tra mente, storia ed etica

Tre uomini convinti di essere Gesù, i molti «Napoleoni» ricoverati nella Francia dell’Ottocento, persone che percepiscono un proprio arto come estraneo: nel suo saggio, lo psicologo Douwe Draaisma attraversa alcuni dei più singolari inganni della mente. Ma “I tre Gesù del Michigan e altri curiosi casi di illusioni e inganni della mente” (Codice Edizioni, 2026) è anche un viaggio nella storia della psichiatria e nel modo in cui è cambiato il nostro sguardo sui suoi pazienti. Perché i deliri non nascono fuori dal tempo: parlano dell’epoca, della cultura e dell’ambiente in cui prendono forma. Mostrando il tentativo della mente di preservare, anche nelle condizioni più estreme, una propria coerenza.

C’è poco da girarci intorno: molti disturbi psichiatrici, per terribili che siano a livello umano, ci risultano affascinanti. Non è un caso che abbiano ispirato libri e film, a volte autobiografici, altre più o meno romanzati: da Una stanza piena di gente di Daniel Keyes a A beautiful mind, da La ragazza interrotta (che è stato sia libro sia film) fino all’opera omnia del neurologo Oliver Sacks, che di quei disturbi ha fatto il centro della sua narrazione in chiave divulgativa.