fbpx Staminali immunodepressive | Scienza in rete

Staminali immunodepressive

Read time: 2 mins

I ricercatori dell’Anderson Cancer Center dell’Università del Texas hanno dimostrato che le cellule staminali che innescano la formazione del glioblastoma, il più letale dei tumori cerebrali, riescono anche a ingannare e tenere a bada il sistema immunitario che dovrebbe eliminare le cellule anomale. In particolare, bloccano l’azione dei linfociti T, deputati a riconoscere e distruggere le cellule anormali. Nel lavoro pubblicato su Clinical Cancer Research mostrano che per raggiungere il loro scopo le staminali del tumore agiscono in tre modi: producono sostanze che inibiscono l’azione dei linfociti T, li stimolano a differenziarsi verso cellule regolatorie che frenano le risposte immunitarie e infine le eliminano del tutto, istigandole al suicidio programmato, l’apoptosi.

«La nostra scoperta spiega l’osservazione, fatta da tempo, che i malati di cancro in generale e quelli con tumori al cervello in particolare hanno difese immunitarie ridotte» dice Jun Wei, neurochirurgo del primo centro oncologico degli Stati Uniti, «e ci offre nuovi indizi per intervenire a questo livello».

Prima di tutto i ricercatori hanno osservato che è possibile spingere queste cellule staminali a differenziarsi verso cellule nervose normali. Inoltre, in un altro studio,  pubblicato su Molecular Cancer Therapeutics, hanno dimostrato che in questi cloni è particolarmente attiva la via dei trasduttori di segnale e degli attivatori di trascrizione denominata  STAT3. Waldemar Priebe, dello stesso centro oncologico, ha già  messo a punto una sostanza capace di bloccarla, che si è rivelata efficace, almeno nei topi su cui è stata sperimentata.

Clinical Cancer Research 2010; 16: 461
Mol Cancer Ther 2010; 9 : 67

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Glioblastomi

prossimo articolo

Farmoplant, 38 anni dopo: memoria, salute e bonifiche ancora in cammino

Lo stabilimento di Avenza nel 1945

L’esplosione del 17 luglio 1988 nello stabilimento di Massa resta un caso di riferimento per lo studio del rapporto tra inquinamento e malattie. I dati più recenti confermano un quadro sanitario dell’area ancora critico, mentre il risanamento dei terreni procede lentamente. Il progetto SINTESI prova ora a costruire un percorso condiviso tra istituzioni e cittadinanza.
Nell’immagine Lo stabilimento azoto ad Avenza - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Stabilimento_Azoto_Avenza_1945.jpg
 

Ancora il ricordo di un disastro industriale, da tenere a mente, dopo quello di Seveso, per costruire conoscenze su ambiente e salute e conservare memoria di chi più ha sofferto e pagato, in quel momento e dopo, in uno dei luoghi dove l’ingiustizia ambientale ha lasciato il segno.