fbpx Smog sull'Everest | Page 3 | Scienza in rete

Smog sull'Everest

Primary tabs

Read time: 2 mins

Quella della pura aria di montagna è un immagine molto distante dall’attuale scenario dell’Himalaya. A 5079 metri, alle pendici dell’Everest, è stato infatti registrato un picco di inquinamento comparabile con quello delle nostre città. I dati, diffusi dal CNR, provengono dalla stazione SHARE-NCO-P, appartenente al progetto SHARE, Stations at High Altitude for Research on the Environment.

Quest’anno i ricercatori dell’ISAC-CNR di Bologna e del LGGE-CNRS di Grenoble, responsabili del progetto presso il Nepal Climate Observatory – Pyramid, hanno osservato valori mai riscontrati prima: il black carbon (polvere nera da combustione) ha sfiorato i 6 μg/m3 mentre il PM1(massa delle polveri fini) ha superato i 100 μg/m3.

I dati allarmanti sull’inquinamento atmosferico purtroppo non sono nuovi per le vette himalayane. Ogni anno nel periodo pre-monsonico la stazione rileva un’alta presenza di inquinanti: le concentrazioni di black carbon raggiungono i 5 μg/m3 e il PM1 oscilla tra i 50 e i 70 μg/m3, valori che già superano di gran lunga i limiti della Comunità Europea per la qualità dell’aria nelle zone urbane. Il fenomeno è legato alla risalita di polveri dalla cosiddetta Asian Brown Cloud, la nube marrone che aleggia sulle pianure del sud dell’Asia e che in questa stagione risale lungo le pendici del massiccio montuoso.

La principale fonte di questi inquinanti è costituita dagli incendi, legati a pratiche forestali e agricole, che si sviluppano in questo periodo dell’anno e che sono in continua crescita in molte zone del Nepal, dell’India settentrionale e dell’Indocina.

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Inquinamento

prossimo articolo

Continua la guerra di Trump alla scienza: università, NASA ed EPA fra gli obiettivi

provette di cui una rotta

L’offensiva dell’amministrazione di Trump contro la ricerca scientifica statunitense non si arresta: tagli drastici ai finanziamenti, licenziamenti di massa e nuove restrizioni su pubblicazioni e costi accademici stanno indebolendo università e agenzie federali. Mentre il Congresso tenta di arginare i danni, il sistema della ricerca resta sotto pressione e gli Stati Uniti rischiano di perdere la leadership globale - a vantaggio della Cina.

Il rapporto tra l’amministrazione Trump e la ricerca è tutt’altro che idilliaco. Il Presidente sa di non essere apprezzato dalla comunità scientifica e lui ricambia con la sua caratteristica attitudine a fare terra bruciata.