la Sissa di Trieste ha approvato il nuovo Statuto in attuazione dell'art. 2 della Legge 240/2010, in anticipo sui tempi previsti dalla Riforma Gelmini. Il nuovo statuto ribadisce l’impegno della Sissa nel promuovere lo sviluppo della cultura, la ricerca scientifica e la formazione di giovani italiani e stranieri e indica, nei suoi principi generali, il rispetto delle pari opportunità nell’accesso allo studio e al lavoro e nella progressione di carriera.
Tra le novità – in base ai principi di semplificazione, efficienza ed efficacia - il passaggio dagli attuali 8 settori di ricerca a 3 aree scientifiche (fisica, matematica, e neuroscienze), nell’ambito delle quali organizzare le attività didattiche e formative della Scuola.
In Senato accademico, organo strategico di coordinamento delle attività didattiche e scientifiche della Scuola, entrano a far parte gli studenti di dottorato (un rappresentante degli allievi dei corsi di PhD) e i ricercatori a tempo determinato (un rappresentante del personale di ricerca non permanente). Un rappresentante della Regione entra nel Consiglio di Amministrazione.
«Ora che abbiamo una nuova “carta costituzionale” – spiega soddisfatto il direttore Martinelli - possiamo concentrarci sui progetti futuri riguardanti la ricerca scientifica, la didattica e il trasferimento di conoscenza, sulle nuove strade da intraprendere per potenziare la Sissa come centro di educazione superiore e valorizzare la sua funzione culturale al servizio delterritorio del Friuli Venezia Giulia e in generale del sistema Italia».
SISSA: il nuovo statuto
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Principi attivi sintetizzati in Asia, elio (necessario per le risonanze magnetiche) importato dal Qatar, rotte bloccate nello Stretto di Hormuz: la crisi in Medio Oriente mostra quanto la filiera produttiva europea dei farmaci dipenda strutturalmente, e su più livelli, dai combustibili fossili e si regga su equilibri geografici fragili. Crediti immagine: Goran tek-en, CC BY-SA 4.0
Di solito, non ci chiediamo da dove vengano i farmaci. Quando ingeriamo con un sorso d'acqua una pillola di antibiotico, come l’amoxicillina, non viene immediato chiederci come quella capsula sia arrivata a casa nostra. La prendiamo per curare una cistite o un mal di gola di origini batteriche, spesso senza pensare che, prima ancora di essere nel suo blister e spedita sugli scaffali delle farmacie, ha già affrontato un processo fatto di viaggi lunghi e numerosi intermediari.