la Sissa di Trieste ha approvato il nuovo Statuto in attuazione dell'art. 2 della Legge 240/2010, in anticipo sui tempi previsti dalla Riforma Gelmini. Il nuovo statuto ribadisce l’impegno della Sissa nel promuovere lo sviluppo della cultura, la ricerca scientifica e la formazione di giovani italiani e stranieri e indica, nei suoi principi generali, il rispetto delle pari opportunità nell’accesso allo studio e al lavoro e nella progressione di carriera.
Tra le novità – in base ai principi di semplificazione, efficienza ed efficacia - il passaggio dagli attuali 8 settori di ricerca a 3 aree scientifiche (fisica, matematica, e neuroscienze), nell’ambito delle quali organizzare le attività didattiche e formative della Scuola.
In Senato accademico, organo strategico di coordinamento delle attività didattiche e scientifiche della Scuola, entrano a far parte gli studenti di dottorato (un rappresentante degli allievi dei corsi di PhD) e i ricercatori a tempo determinato (un rappresentante del personale di ricerca non permanente). Un rappresentante della Regione entra nel Consiglio di Amministrazione.
«Ora che abbiamo una nuova “carta costituzionale” – spiega soddisfatto il direttore Martinelli - possiamo concentrarci sui progetti futuri riguardanti la ricerca scientifica, la didattica e il trasferimento di conoscenza, sulle nuove strade da intraprendere per potenziare la Sissa come centro di educazione superiore e valorizzare la sua funzione culturale al servizio delterritorio del Friuli Venezia Giulia e in generale del sistema Italia».
SISSA: il nuovo statuto
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Non vaccinati e invisibili: la lezione del caso di difterite a Palermo

Il caso di difterite a Palermo, con la morte di una bimba di 4 anni non vaccinata, porta alla luce una realtà critica: l'eliminazione della malattia, ottenuta con i vaccini, non equivale alla scomparsa del batterio. Senza un'anagrafe vaccinale accessibile e dati aggiornati sulla circolazione dei patogeni, il sistema fatica a intercettare chi resta esposto, e la sorveglianza rischia di restare un esercizio formale invece che uno strumento di prevenzione reale.
Nella foto: batteri Gram-positivi di Corynebacterium diphtheriae, Photo Credit: Public domain, via Wikimedia Commons
La cronaca sul tragico caso di difterite in una bambina a Palermo ci ripropone il rischio di infezioni ritenute ormai improbabili e raramente considerate nelle diagnosi differenziali. La difterite è una malattia infettiva acuta, respiratoria, potenzialmente fatale, causata dalla tossina prodotta da alcuni ceppi (detti appunto tossinogenici) appartenenti alla specie Corynebacterium diphtheriae, ma quasi nessun medico attualmente in servizio in Italia ha mai avuto esperienza di questa malattia.