Non è solo l’ennesimo genoma a essere sequenziato, né si tratta solo di una curiosità che il risultato riguardi la talpa senza pelo, in termini scientifici eterocefalo glabro. Questo roditore, che vive sotto terra nell’Africa orientale, è infatti un animale più unico che raro: pur essendo un mammifero, non è in grado di regolare la propria temperatura corporea e vive in colonie simili a quelle delle formiche e delle api. Ma a interessare gli scienziati sono soprattutto altri aspetti:per esempio il fatto che l’eterocefalo glabro manca sulla sua pelle di recettori per la sostanza P, per cui è insensibile a certi tipi di dolore, ma soprattutto non sviluppa il cancro neppure quando si cerca di indurglielo sperimentalmente; vive quasi 10 volte più a lungo degli altri roditori, senza mostrare segni di senescenza ed è in grado di riprodursi fino alla fine dei suoi giorni. Capire quali sono i geni alla base di tutte caratteristiche apre ovviamente nuovi spiragli nella conoscenza dei meccanismi che portano alla formazione dei tumori e all’invecchiamento. «La talpa senza pelo ha geni molto simili ai nostri per numero e posizione» ha dichiarato Vadim Gladyshev, che ha coordinato il lavoro pubblicato su Nature.«Ci sono però differenze sostanziali nella loro espressione: «L’animale per esempio in determinate condizioni sembra in grado di produrre rapidamente e in grandi quantità la proteina p16, un potente oncosoppressore». Partendo dallo studio di questo curioso animale si potrebbero poi scoprire nuovi possibili trattamenti, non solo per la cura dei tumori, ma anche per mettere finalmente a punto l’elisir di lunga vita inseguito dall’umanità fin dalla notte dei tempi.
I segreti della talpa nuda e longeva
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La salute pubblica comincia dalle piante: la lezione della Xylella

La vicenda della Xylella in Puglia è stata raccontata soprattutto come un disastro agricolo. Lo è stata: ha colpito milioni di ulivi, compromesso aziende, frantoi, paesaggi ed economie locali. Ma limitarsi a questa lettura rischia di farci perdere la lezione più importante. La Xylella è stata anche una crisi ambientale, sociale e sanitaria. Una crisi One Health, nel senso più concreto del termine.
Foto di Daniele Urso
Quando nel 2013, nelle campagne del Salento, gli ulivi cominciarono a seccare in modo anomalo, il fenomeno apparve subito inquietante. Le foglie ingiallivano, i rami si disseccavano, intere chiome sembravano prosciugarsi. In un territorio in cui l’ulivo non è soltanto una coltura, ma identità, paesaggio e memoria familiare, la malattia delle piante fu percepita fin dall’inizio come una ferita collettiva.