fbpx Scienza e magistratura: un dialogo necessario | Page 10 | Scienza in rete

Scienza e magistratura: un dialogo necessario

Primary tabs

Read time: 2 mins

Il prossimo giovedì 19 giugno, presso la Corte d’Appello Civile di Roma, si terrà l’incontroAspetti di metodo scientifico a partire dal caso Stamina”, organizzato dalla Scuola Superiore di Magistratura - Sezione Lazio, insieme al Gruppo 2003 per la ricerca scientifica.

L’iniziativa nasce dalla necessità di risolvere il conflitto tra ruoli e doveri dei giudici e la necessità di dover agire sulla scienza. Il recente caso Stamina, infatti, ha messo in luce la difficoltà di prendere decisioni su argomenti come medicina, sismologia e ambiente che siano fondate scientificamente. Il convegno ha come obiettivo quello di avviare un dialogo tra scienza e giurisprudenza, cercando di fornire anche alcuni strumenti di base che possano servire ai magistrati per discernere le regole basilari del corretto ragionamento scientifico.

Il primo a prendere la parola sarà Amedeo Santosuosso (magistrato, Centro di ricerca interdipartimentale European Center for Law, Science and News Technologies, Università di Pavia) che spiegherà entro quali limiti (dettati dalla fondatezza scientifica) il magistrato può ordinare la somministrazione di cure indispensabili.
Nel secondo intervento di Silvio Garattini (Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri) si parlerà dell’importanza della sperimentazione clinica, come metodo di collaudo di qualsiasi terapia e di come una si può ottenerne una il più possibile affidabile e sicura. Infine interverrà Roberto Satolli (giornalista Agenzia Zadig, Scienzainrete), che spiegherà i vizi cognitivi che stanno alla base della credulità umana verso i ciarlatani: grazie a un “sano scetticismo”, e a un po’ di spirito di osservazione, si potranno distinguere i veri scienziati dai ciarlatani.

Sarà un evento aperto a tutti (previa prenotazione) che cercherà di dare linee guida per evitare che si ripetano clamorosi casi di abbagli nelle redazioni dei giornali e nei tribunali

Programma dell'incontro

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Incontro

prossimo articolo

Early warning sismico: un test a posteriori sull’ultimo grande terremoto in Turchia e Siria

edifici crollati nella provincia turca di Hatay

I sistemi di allerta sismica precoce puntano ad avvertire con secondi o decine di secondi di anticipo che è in arrivo un terremoto pericoloso. Si basano sul fatto che quando la crosta terrestre si frattura, si generano due tipi di onde. Le prime, longitudinali, solitamente non causano danni e viaggiano più velocemente delle seconde, trasversali che invece possono causare danni anche significativi agli edifici e quindi alle persone. I sistemi di allerta precoce processano il segnale delle prime onde e prevedono se e dove, nell’area circostante l’epicentro, è probabile che le seconde siano distruttive. Un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II ha messo alla prova un approccio innovativo all’allerta precoce sfruttando i dati relativi alla prima delle due scosse che hanno colpito la regione tra Turchia e Siria a febbraio del 2023. Quella sequenza sismica ha causato quasi sessantamila morti, lasciando un milione e mezzo di persone senza casa. Nell’immagine: edifici crollati nella provincia turca di Hatay il 7 febbraio 2023. Credit: Hilmi Hacaloğlu/Voice of America.

Un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II ha messo a punto un sistema per l’allerta sismica precoce e lo ha testato retrospettivamente sulla prima delle due scosse che hanno colpito la regione al confine tra Turchia e Siria il 6 febbraio del 2023. Considerando una soglia di intensità sismica (l’effetto del terremoto su persone e cose) moderata, il sistema si è dimostrato in grado di prevedere la zona da allertare con un anticipo che varia da 10 a 60 secondi allontanandosi dall’epicentro da 20 a 300 chilometri, con una percentuale molto contenuta di falsi allarmi.