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La ricerca va in crociera

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Qualcuno ha storto il naso, come se si addicesse poco a oltre 130 ricercatori dell’Istituto Telethon Dulbecco fare il loro retreat annuale a bordo di una nave da crociera in navigazione nel Mediterraneo, la Navigator of the seas, in partenza da Civitavecchia domenica 27 maggio. Ma l’ospitalità di Royal Caribbean, che ha messo a disposizione gratuitamente il viaggio, non può chiamare in causa nessun conflitto d’interessi e si inserisce anzi in una partnership iniziata già nel 2011 con una donazione di 70.000 euro a Telethon da parte della compagnia e proseguita quest’anno con una serie di altre iniziative. Oltre a ospitare il convegno dei giovani ricercatori Telethon, per tutto il 2012 la Royal Caribbean collaborerà alla raccolta fondi di Telethon sia nel corso delle crociere sia all’atto della prenotazione, chiedendo una donazione di 5 euro, a cui la società ne aggiungerà altrettanti. «Queste sono le occasioni in cui nascono non solo le idee, ma anche veri e propri sodalizi fondamentali per far progredire la ricerca verso la cura delle malattie genetiche rare. Siamo quindi molto grati a Royal Caribbean per questa opportunità, che ci consente anche di offrire un’occasione di formazione ai membri più giovani dell’Istituto: basti pensare infatti che l’età media dei partecipanti è di soli 33 anni e che oltre il 15 per cento sono stranieri che stanno svolgendo in Italia il loro dottorato o un periodo post-doc» ha dichiarato il direttore generale di Telethon Francesca Pasinelli nel corso della conferenza stampa di lancio dell’evento, che è stata moderata dal conduttore televisivo Alessandro Cattelan.

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La medicina di precisione non può fare a meno degli small data

I big data promettono di rivoluzionare la medicina, ma rischiano di nascondere più di quanto rivelino quando si tratta di curare il singolo paziente. Lorenzo Farina argomenta che gli small data - i dati «piccoli» abbastanza da essere compresi direttamente dal clinico - non sono un residuo del passato ma un elemento irrinunciabile della medicina di precisione. La vera sfida non è scegliere tra i due paradigmi, ma abbandonare l'approccio data-driven e tornare a ragionare per domande: prima la questione clinica, poi i dati necessari a rispondervi.

Gli small data sono definiti come quei dati di dimensione abbastanza «piccola» da poter essere immediatamente compresi da un essere umano, non tanto nella loro interpretazione che ovviamente ha sempre e necessariamente bisogno della analisi, ma nel loro significato biologico generale. Tipicamente, sono il risultato di esperimenti di laboratorio che non utilizzano macchine per l'analisi dei dati omici, bensì altre biotecnologie in grado di misurare relativamente «pochi» dati per provare a rispondere alla domanda che interessa.