E’ tutto pronto per la manifestazione “Non c’è Futuro senza Ricerca” contro gli emendamenti alla direttiva europea 2013/63 in materia di Sperimentazione Animale, che Pro-Test Italia ha organizzato per giovedì 19 settembre via Colonna Antonina (Montecitorio) a Roma. A partire dalle 15,30 diversi relatori, scienziati e politici, spiegheranno quali conseguenze avranno questi emendamenti in ambito scientifico e sociale. Tra questi il giornalista Alessandro Cecchi Paone, il ricercatore del San Raffaele Alessandro Papale, Nadia Malavasi, già presidente di TAI Onlus, e Giuliano Grignaschi, responsabile dell'Animal Care Unit del Mario Negri. Insieme a loro anche Gilberto Corbellini, storico della scienza e consigliere generale dell'Associazione Luca Coscioni. Numerosi i politici attesi come la scienziata Ilaria Capua (Scelta Civica); Emilia Grazia De Biasi (Pd); Carlo Giovanardi (Pdl); Marisa Nicchi (Sel); Filomena Gallo (Radicali), Ezio Bussoletti (Fare per Fermare il Declino). L'obiettivo della manifestazione è "chiedere al Governo di abbracciare la direttiva europea nella sua formulazione originaria perché il testo è stato ottenuto dal confronto tra scienziati e animalisti, e rappresenta il giusto compromesso tra le necessità della ricerca e il benessere animale. E sensibilizzare la cittadinanza sulla necessità della ricerca scientifica, in un mutuo dialogo fondato sulla trasparenza e sul rispetto". Scienza in rete con uno speciale storify seguirà passo dopo passo l’intera manifestazione.
La ricerca scende in piazza
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Quanto pesa la macchina bellica sul clima

Le emissioni di gas serra legate al settore militare sono state a lungo escluse dagli inventari climatici ufficiali, nonostante eserciti, guerre e industria della difesa producano grandi quantità di CO2 provenienti dal consumo di carburante, dalle basi militari, dalla produzione di armi e dalla distruzione degli ecosistemi. In più, gli effetti sul clima non terminano con i combattimenti, perché anche la ricostruzione dei territori distrutti provoca nuove emissioni. Come riporta il Bulletin of the Atomic Scientists, tra le altre cose, gli Stati Uniti hanno un impatto climatico militare significativo causato dall’enormità della loro industria bellica e delle fitte collaborazioni con aziende private. Tuttavia, la mancanza di trasparenza e la segretezza militare rendono difficile conoscere e misurare con precisione l’impatto delle guerre sul clima.
Foto di Matias_Luge da Pixabay
Le emissioni di eserciti, operazioni militari e industria della difesa sono state a lungo solo parzialmente incluse negli inventari climatici nazionali.