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Ricerca e supercomputer per capire il mare

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Una nuova frontiera per le previsioni oceaniche si apre di fronte al lavoro del CMCC grazie a un progetto vincitore del bando indetto da PRACE, la partnership tra i maggiori centri europei di supercalcolo. Protagonista è Nemo, il modello oceanico che finalmente avrà la possibilità di esprimere al meglio le sue potenzialità utilizzando la capacità di calcolo di MareNostrum, il potente supercalcolatore che ha sede a Barcellona, nell’Università della Catalogna.

Il progetto “Ens4Ocean - ENSemble-based approach for global OCEAN forecasting”, coordinato da Simona Masina e che vede la collaborazione delle divisioni ANS e SCO del CMCC, è stato infatti scelto dalla Partnership for Advanced Computing in Europe (PRACE) che mette elevatissime capacità di calcolo a disposizione di progetti scientifici allo scopo di favorire l’avanzamento nella ricerca attraverso il supporto di infrastrutture tecnologiche di ultimissima generazione.
La proposta del CMCC consiste nel testare la più avanzata implementazione del modello Nemo, che consente simulazioni del sistema oceanico globale a 1/16° di risoluzione orizzontale (pari a circa 6/7 chilometri) e 100 livelli verticali. Il modello svilupperà simulazioni relative al decennio 2003 – 2012, per confrontare i risultati con i dati osservati e verificarne l’esito. A intervalli di tre mesi sullo stesso periodo, inoltre, saranno realizzati dei cosiddetti ensemble, il modello lavorerà cioè con condizioni di partenza perturbate, e questo consentirà di capire le possibili traiettorie che il modello può prendere.

La ricerca oceanografica ha così a disposizione un’importante opportunità per migliorare la conoscenza degli strumenti che si hanno a disposizione e per compiere un concreto avanzamento nella realizzazione di quelle previsioni oceaniche che, grazie all’utilizzo di modelli ad alta risoluzione come Nemo e alla disponibilità di infrastrutture di calcolo molto potenti, possono raggiungere nuovi livelli di dettaglio e di affidabilità. Dai risultati della ricerca oceanografica, infatti, nascono prodotti e servizi che contribuiscono a definire meglio le strategie politiche che riguardano le attività che si svolgono a mare (dalla navigazione alla pesca fino alle attività mercantili, alla produzione di energia e alla protezione dell’ambiente marino) e a garantirne una maggiore sicurezza.
Prima di essere accettato, il progetto del CMCC ha superato una severa selezione che ha visto partecipare 141 proposte esaminate dagli esperti di PRACE prima di essere valutati da una commissione indipendente che si è concentrata sull’eccellenza scientifica delle proposte. Grazie alla solida collaborazione tra la divisione ANS (che si occupa dei modelli e delle simulazioni) e la divisione SCO che – guidata dal Prof. Giovanni Aloisio – ha sviluppato i test necessari a dimostrare che il modello Nemo è adatto ad essere utilizzato su un’infrastruttura complessa come quella di MareNostrum, il CMCC può contribuire a segnare un passo importante nell’avanzamento della realizzazione di previsioni oceaniche più precise e dettagliate e dell’integrazione multidisciplinare al servizio della ricerca scientifica. 

Ufficio Stampa CMCC

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Ricerca oceanografica

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Il CREA rischia una grave perdita di autorevolezza scientifica

In una lettera aperta un gruppo di ricercatori, fra i quali il Nobel Giorgio Parisi, Elena Cattaneo e Paola Bonfante, esprime la preoccupazione per le nuove nomine di direttori del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria), l'ente nazionale di ricerca vigilato dal  Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. Le nomine sembrano infatti «trascurare l’attinenza fra la carriera scientifica dei prescelti come direttori e le aree di ricerca dei Centri». Alcuni profili dei nuovi direttori mostrano curricula da «giovane borsista» più che da ricercatore maturo».In conclusione: «Chiediamo quindi che le procedure di nomina dei Direttori dei Centri CREA siano rese pienamente trasparenti, verificabili e fondate su criteri scientifici chiari, comparabili e coerenti con la missione dei singoli Centri. Il Paese ha bisogno di un CREA forte, autorevole e rispettato a livello internazionale. Per esserlo, deve essere guidato da figure scientificamente riconosciute nei settori che sono chiamate a rappresentare».

Il CREA è il principale ente pubblico italiano di ricerca in agricoltura e scienze agroalimentari. Per questo, le recenti nomine da parte della dirigenza dei 12 Direttori dei suoi Centri di ricerca non possono essere considerate una vicenda interna all’Ente, ma riguardano la credibilità stessa della ricerca pubblica nazionale in un settore strategico per il Paese.