fbpx Relitto romano in Liguria | Scienza in rete

Relitto romano in Liguria

Primary tabs

Read time: 2 mins

Affondata 2000 anni fa e ritrovata solo oggi, grazie alle segnalazioni di alcuni pescatori: a largo delle coste savonesi, di fronte a Varazze, è stata rinvenuta una nave risalente al periodo compreso tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C. All’interno, un vero e proprio tesoro, un centinaio di anfore romane che, probabilmente, contenevano olio.

La scoperta si deve ai carabinieri del Centro Subacquei di Genova che, con l’aiuto dei tecnici dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), presenti in loco con la nave oceanografica Astrea, sono riusciti ad individuare il relitto. Da decenni i pescatori segnalano la presenza di frammenti di anfore nelle reti da pesca ma per molto tempo non si è riusciti ad individuare l’imbarcazione che le conteneva e che, è oggi noto, si trova a circa 100 metri di profondità, ed è presumibilmente lunga 20 – 30 metri.L’esplorazione ravvicinata dei fondali è stata possibile grazie a “Pluto”, il ROV del centro subacquei in grado di arrivare sino a 300 metri sotto il livello del mare. Con il suo braccio meccanico è stata riportata alla luce un’anfora, ora sottoposta a procedimento di desalinizzazione, e in perfette condizioni. Le più moderne tecniche di studio e analisi dei materiali potranno, a breve, arricchire le conoscenze sulle floride attività commerciali dell’età augustea.

Il mar Mediterraneo continua quindi a restituire affascinanti testimonianze delle epoche passate e a fornire informazioni sulle rotte di navigazione e i commerci prediletti dai romani. Lo stesso mar Ligure rappresentava nell’antichità, infatti, soprattutto a Ponente, tra Gallinara e Capo Mortola, uno dei tratti più navigati.

Grande la soddisfazione della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria, che dovrebbe in futuro curare la collocazione del relitto  in un’area museale. 

Autori: 
Sezioni: 
Fondali marini

prossimo articolo

Dare voce alle emozioni: il ruolo inatteso dell’IA

sagoma di volto con fogli colorati che escono dalla testa

Nella “società delle mangrovie”, come la definisce il filosofo Luciano Floridi, dove umano e digitale si intrecciano, l’intelligenza artificiale smette di essere solo fonte di inquietudine e diventa strumento di espressione. Il libro "EmoziIonAbili" (Pisa University Press) racconta come l’IA generativa possa trasformarsi in un «esoscheletro cognitivo» capace di dare voce a giovani con disabilità, amplificando emozioni e storie senza tradirle, e aprendo nuove strade per un uso etico e inclusivo della tecnologia.

L’intelligenza artificiale generativa, che dal 2022 sta trasformando profondamente la nostra vita, continua a disorientarci: ci somiglia così tanto da rendere difficile tracciare un confine tra ciò che produce e ciò che siamo in grado generare noi. Del resto, ha imparato a esprimersi osservandoci e imitandoci, e lo fa sempre meglio. Tutto questo inquieta: saprà fermarsi quando lo vorremo noi?