fbpx Quanto piove sul mare? | Page 12 | Scienza in rete

Quanto piove sul mare?

Primary tabs

Read time: 1 min

Individuata una nuova tecnica per stimare le precipitazioni globali, un dato di vitale importanza per l'affidabilità dei modelli climatici e per valutare quanta parte dell'inquinamento oceanico sia di provenienza atmosferica.

Chi si occupa di clima sa benissimo che i dati relativi alle precipitazioni sono fondamentali, ma sa anche quanto sia difficile disporre di dati affidabili. Se la misurazione delle precipitazioni sulla terraferma, infatti, non dà alcun problema, ben differente è la valutazione di ciò che avviene sulle distese marine, per le quali solitamente si ricorre alla stima estrapolata dai dati raccolti sulle isole.

Poichè le precipitazioni sono un importantissimo veicolo per la deposizione di elementi chimici negli oceani, David Kadko e Joseph Prospero (Rosenstiel School of Marine and Atmospheric Science – University of Miami) hanno pensato di utilizzare la misura di uno di questi elementi per risalire all'entità delle precipitazioni. Nel loro studio, pubblicato su Journal of Geophysical Research, mostrano come la misurazione del Berillio 7 accumulatosi sulla superficie oceanica offra uno strumento attendibile per ottenere una simile valutazione.

Oltre a fornire stime più attendibili ai climatologi, la nuova tecnica si può rivelare un ottimo strumento per ricostruire i meccanismi che immettono nei bacini oceanici gli agenti inquinanti presenti in atmosfera.

Rosenstiel School of Marine and Atmospheric Science

Autori: 
Sezioni: 
Canali: 
Clima

prossimo articolo

I ricercatori e tecnologi INAF precari richiedono un intervento urgente alla Presidenza del Consiglio

In un prato, di notte, un telescopio che emette luce punta verso il cielo stellato

Pubblichiamo la lettera aperta con cui la Rete degli stabilizzandi INAF si rivolge alla Presidente del Consiglio per chiedere un intervento legislativo urgente che consenta di stabilizzare, come era stato in precedenza concordato, i molti ricercatori con contratti a termine in essere da molti anni. Oggi in INAF si contano 660 figure precarie su circa 1.920 addetti complessivi; oltre il 40% del personale di ricerca e tecnologia è in condizione di precarietà, e circa 300 persone avrebbero già i requisiti per una stabilizzazione immediata secondo la normativa vigente. Senza un nuovo intervento straordinario molte professionalità altamente qualificate rischiano di lasciare l’Ente o addirittura il Paese. Crediti immagine: Simone Delalande su Unsplash

Onorevole Presidente del Consiglio,

siamo ricercatori e tecnologi precari dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF).

Possediamo il Dottorato di Ricerca e una media di 8 anni di esperienza lavorativa e di 40 anni di età. Siamo pertanto professionisti qualificati, che da tempo guidano e garantiscono continuità a progetti di ricerca strategici nazionali e internazionali del nostro Ente: ormai non siamo più giovani in formazione.

Con questa lettera aperta chiediamo il Suo intervento circa la drammatica situazione di precariato che si è venuta a creare.