fbpx Quando l'uomo minaccia lo squalo | Scienza in rete

Quando l'uomo minaccia lo squalo

Primary tabs

Read time: 2 mins

Il Parlamento europeo dice no al finning: approvata gli scorsi giorni a grandissima maggioranza la risoluzione che vieta tutte le deroghe alla pratica che consiste nel tagliare le pinne dello squalo per poi gettarne il corpo in mare. Da adesso, infatti, sono eliminate tutte le eccezioni al divieto europeo attivo dal 2003, che rendevano difficili i controlli su eventuali infrazioni. 

Non c’è tempo da perdere: le popolazioni di squali sono in pericolo di estinzione, decimate da pesca accidentale e eccessiva, che può determinare sconvolgimenti e squilibri negli ecosistemi marini. Gli squali, la maggior parte dei quali caratterizzati da crescita lenta, maturità tardiva e scarsa fertilità, sono particolarmente vulnerabili al sovrasfruttamento e hanno una capacità di ripopolamento estremamente bassa. 

Nonostante la comunità internazionale concordi sull’inammissibilità della pratica del finning, l’Unione Europa continua a detenere il primato mondiale per la pesca agli squali. Una consuetudine che comporta lo scarto di circa il 95% dell’animale, ovvero il corpo spinnato e rigettato in mare, potenziale fonte di proteine. Anche per questo il finning è considerato irresponsabile e caratterizzato da un enorme sperpero di risorse. Irresponsabile, certo, ma anche crudele. 

Circa un terzo di tutte le popolazioni europee di squalo stimate sono classificate come specie “minacciate”, secondo la Lista Rossa dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN). Stesso pericolo per un altro 20% di esse, mentre i dati sulle rimanenti specie non sono sufficienti a valutarne lo stato di conservazione. In questa infelice lista, spinarolo, smeriglio, squalo angelo, mako a pinna corta e squalo martello, oltre a diverse specie di squali di acque profonde e razze.

Nel 2009, secondo la FAO, i pescherecci europei hanno sbarcato 112.329 tonnellate di squali e razze da tutto il mondo e la maggior parte delle catture ha riguardato la verdesca. Al primo posto la Spagna (62.158 t.), seguita da Francia (19.498), Portogallo (18.614), Regno Unito (5.113), Belgio (1.952) e Italia (1.696). 

 

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Ecosistemi

prossimo articolo

LabPolk: la conoscenza per orientare il futuro del Paese

Nasce il 16 ottobre con un primo incontro alla Fondazione Basso a Roma il Laboratorio per le Politiche della Conoscenza, LabPolK. Nelle intenzioni non l’ennesimo luogo nel quale gli addetti ai lavori discutono esclusivamente dei problemi dell’università e della ricerca, bensì uno spazio permanente di elaborazione e confronto nel quale mondo scientifico, formazione, cultura, società e istituzioni possano interrogarsi insieme sul ruolo della conoscenza nel futuro del Paese. Ne scrive qui no dei fondatori, Rino Falcone.

Viviamo una contraddizione che rischia di diventare una delle grandi questioni politiche del nostro tempo. Mai come oggi la conoscenza scientifica e tecnologica ha avuto la capacità di trasformare rapidamente la società; eppure raramente la politica è sembrata così poco attrezzata a comprenderne fino in fondo la portata, ad anticiparne le conseguenze e a inserirla in un progetto complessivo di sviluppo sociale.