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Prioni e traffico molecolare

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Sulle prestigiosissima rivista Neuron, Roberto Chiesa, ricercatore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano e dell’Istituto Telethon Dulbecco, ha pubblicato un lavoro che per la prima volta descrive il meccanismo tossico dei prioni, versioni anomale della proteina prionica cellulare. Lo studio finanziato da Telethon potrebbe spiegare gravi malattie neurodegenerative, tra cui quella comunemente definita come “morbo della mucca pazza”.L'attività biologica dei prioni, benché si conoscano da oltre trent’anni, rimane ancora un mistero. Non è ancora chiaro infatti quale ruolo svolgano fisiologicamente nella cellula, né con quali meccanismi portino alla morte le cellule nervose nei pazienti affetti da patologie come la malattia di Creutzfeldt-Jakob, l’insonnia fatale familiare o la sindrome di Gerstmann-Sträussler-Scheinker. Queste rare patologie, che presentano ciascuna dei sintomi peculiari e sono accomunate da disfunzione e progressiva degenerazione dei  neuroni, insorgono in età adulta e hanno un’evoluzione rapida e inevitabilmente fatale.

L’equipe guidata da Chiesa, che si è avvalso anche della collaborazione dell’Università di Milano e dell’University College di Londra, ha utilizzato un modello murino della malattia di Creutzfeldt-Jakob di origine genetica, che riproduce in modo fedele l’andamento della patologia: apparentemente sano alla nascita, sviluppa con il tempo problemi nella coordinazione dei movimenti e dell’equilibrio, successivamente un deficit neurologico. Il Il 10% dei casi delle malattie da prioni è di origine genetica, la sequenza genica della proteina prionica è piuttosto conservata a livello evolutivo, cercare di studiare queste forme genetiche è la strada migliore per cercare di capire a cosa serva questa proteina nella cellula e come le sue alterazioni si traducano in un danno per il cervello. «Abbiamo studiato, spiega Roberto Chiesa, quello che succede nel cervelletto, l’area del cervello che controlla i movimenti, prima che inizi la degenerazione neuronale. Abbiamo visto che in corrispondenza dei primi deficit motori si ha un’alterazione nel rilascio di un particolare messaggero chimico cerebrale, il neurotrasmettitore glutammato. Questo perché, accumulandosi all’interno del neurone, la proteina prionica alterata ostacola il trasporto sulla superficie della cellula di un’altra proteina, un canale per il calcio voltaggio-dipendente, coinvolta nel regolare il rilascio dei neurotrasmettitori. Questo problema di traffico molecolare è un meccanismo patologico del tutto nuovo che potrebbe essere alla base della disfunzione dei neuroni anche in altre malattie neurodegenerative in cui si osserva un accumulo di proteine alterate all’interno della cellula. Inoltre è un evento precoce e probabilmente reversibile e quindi potenzialmente interessante in chiave terapeutica. Ripristinare il corretto trasporto dei canali per il calcio potrebbe dunque rivelarsi la chiave per evitare la degenerazione dei neuroni, ma naturalmente resta ancora molto da capire e da scoprire, sui meccanismi con cui questo avviene”. Il lavoro di Roberto Chiesa è dedicato al premio Nobel Renato Dulbecco recentemente scomparso.

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