fbpx Il primo in zona abitabile | Page 3 | Scienza in rete

Il primo in zona abitabile

Primary tabs

Read time: 2 mins

Finalmente abbiamo la conferma del primo pianeta extrasolare che orbita nella cosiddetta fascia di abitabilità: la distanza che separa Kepler-22b dalla sua stella gli può permettere di avere sulla sua superficie acqua liquida.

Erano una cinquantina i pianeti potenzialmente in fascia di abitabilità annunciati lo scorso febbraio dal team dell'osservatorio orbitante Kepler. In questi giorni, dopo mesi di accurate osservazioni, i dubbi riguardanti uno di essi sono stati risolti e si ha la certezza che orbiti entro quella sorta di nicchia spaziale.

Kepler-22b è grande due volte e mezzo la Terra e orbita in 290 giorni intorno a una stella di classe spettrale G5, simile al nostro Sole, solamente un po' più piccola e fredda. Il sistema dista dalla Terra 600 anni luce in direzione della costellazione del Cigno. Ancora non si conosce la massa del pianeta né la sua densità e dunque non è proprio possibile stabilire se siamo dinanzi a un pianeta roccioso, liquido o gassoso. L'analisi dell'orbita suggerisce che la sua temperatura dovrebbe aggirarsi tra i 50 e i 10 gradi sotto lo zero, ma secondo i ricercatori la presenza di una atmosfera e del conseguente effetto serra potrebbe portare la temperatura superficiale del pianeta intorno ai 22 °C.

Maggiori dettagli si confida possano giungere da una campagna osservativa dedicata prevista per la prossima estate, quando la posizione sulla volta celeste sarà ottimale per le osservazioni dei più potenti telescopi terrestri.

NASA

Autori: 
Sezioni: 
Planetologia

prossimo articolo

Caldo estremo: che cosa si intende con "adattamento"?

vista di area urbana

Temperature record, ondate di calore sempre più letali, e continuiamo a ripeterci che «ci adatteremo». Ma quando si parla di adattamento bisogna fare una distinzione fondamentale, perché climatizzatori, città più verdi, sistemi di allerta e cambiamenti nelle abitudini non sono adattamento biologico. Sono strategie indispensabili di protezione da un ambiente che cambia a una velocità senza precedenti ma, mentre il clima si riscalda nell’arco di pochi decenni, l’evoluzione umana procede in migliaia di anni. Confondere questi due tempi rischia di trasformare una necessità politica e sociale urgente in una pericolosa rassicurazione.

Le temperature record si susseguono, le notti tropicali diventano la norma, le città si trasformano in trappole di calore e gli ospedali registrano un aumento di accessi, ricoveri e decessi legati alle ondate di calore. Eppure, di fronte a questo scenario, una parola continua a essere ripetuta con sorprendente leggerezza: adattamento.

Viene spesso scritto o detto «tranquilli, ci adatteremo»: le città si adatteranno, l'agricoltura si adatterà, le persone si adatteranno.