fbpx La Polare dimagrisce | Scienza in rete

La Polare dimagrisce

Primary tabs

Read time: 2 mins

Stando a un team di astrofisici, la variazione della pulsazione della Stella Polare indicherebbe che l'astro sta espellendo materia e ogni anno disperderebbe nello spazio una massa equivalente a quella del nostro pianeta.

Hilding Neilson (Università di Bonn) e i suoi collaboratori hanno esaminato con cura oltre un secolo e mezzo di osservazioni riguardanti i cambiamenti che caratterizzano la Polare. Contrariamente a quanto si possa pensare, infatti, la stella più famosa del nostro cielo è una stella variabile (appartiene alla classe delle Cefeidi) e mostra variazioni di luminosità secondo un ciclo di circa quattro giorni. L'analisi di come questo ciclo è mutato nel corso del tempo, pubblicata dal team di Neilson su Astrophysical Journal Letters, avrebbe portato gli astrofisici alla conclusione che la struttura della Polare starebbe evolvendo e per far tornare i conti si dovrebbe ipotizzare una perdita di massa pari a circa una massa terrestre ogni anno.

Non tutti, però, concordano con l'analisi di Neilson. Per altri astrofisici, infatti, la spiegazione per la variazione nel periodo di pulsazione andrebbe ricercata nell'inadeguatezza dei modelli impiegati e nel non aver correttamente individuato lo stadio evolutivo in cui si trova la stella. Un passo cruciale per dirimere la questione sarebbe quello di riuscire a definire più accuratamente la sua distanza dalla Terra, un valore sul quale si registrano stime piuttosto... distanti. Mentre per alcuni, infatti, la Polare si troverebbe a 325 anni luce dalla Terra, per altri sarebbe altri cento anni luce più lontana.

ScienceNow

Autori: 
Sezioni: 
Astronomia

prossimo articolo

Estinzioni lente come l'oblio: il tempo che non vediamo

steppa con mammut semitrasparente in primo piano

Le estinzioni non sono mai state ciò che immaginiamo: non catastrofi improvvise confinate nel passato, né processi lenti e gestibili nel presente. La storia della megafauna del Pleistocene e la crisi della biodiversità contemporanea rivelano una stessa trama, deformata dalla nostra percezione del tempo. Tra eventi compressi e urgenze diluite, perdiamo la capacità di riconoscere la reale velocità del cambiamento e le sue conseguenze ecologiche. Dalla megafauna del Pleistocene alle estinzioni moderne, Alice Mosconi riporta la cronaca di una doppia distorsione temporale, mentre il mondo svanisce davvero.

Siamo soliti raccontare le estinzioni del passato, dai dinosauri a quelle della megafauna del Pleistocene, come eventi rapidi e traumatici. Quando ci riferiamo alle estinzioni in corso oggi, invece, tendiamo a vederle come processi lenti, gestibili e, quindi, ancora reversibili. 

In entrambi i casi, la nostra percezione è distorta e la scala temporale non è quella corretta. Questo errore non è neutro, ma ha delle conseguenze.